FIGLI MASCHI
di Daniele Vecchiotti
con Stefania Maschio - Luca Riggio - Daniele Vecchiotti
Regia: Marco Pasquinucci

Dimenticate ogni "C'era una volta" e tutti gli "...e vissero felici e contenti": anche le favole, col tempo, hanno bisogno di una ritoccatina al look.
Lasciate per un attimo da parte le zucche trasformate in cocchio, il bosco coi sette nani, le ranocchie dal sangue blu, perché, se è vero che i sogni son desideri, difficilmente oggi, addormentandovi, sognereste di loro.
Cosa deve dunque raccontare, una favola del terzo millennio? Quali fantasie deve soddisfare? Fantasie di tivù, di biglietti della lotteria, sogni di musica sparata a mille nel cd e fatine freudiane che risolvono i problemi non più con una bacchetta magica ma con una seduta la settimana. E sogni di amori magari, amori così, come quelli che si sognano oggi, in cui il principe azzurro il giorno dopo il ballo gira tutta la città alla ricerca del giovane stalliere che, scappando da palazzo, ha lasciato sulla scala l'anfibio di cristallo. Favole di oggi, postmoderne.
Come "Figli Maschi", ad esempio. Favole in cui la strega cattiva è un'assistente sociale, in cui il grillo parlante fa la pornostar, e il cui deus-ex-machina ha la faccia di una sorella scapestrata e un po' hippy. Favole fatte anche di preservativi, di pannolini da cambiare, di virgin-mothers, di paura e di crescere e del ritmo suadente di un samba brasileiro.

Scritta nel 1996 e messa in scena solo per gioco due anni dopo, la commedia ha incontrato, fin dal suo debutto underground, un inatteso successo di critica e pubblico che, seppur attraverso mille difficoltà logistiche, ha contribuito a far crescere un po' questi "Figli maschi".
La compagnia teatrale ha preso forma attorno al testo, e al momento non esiste al di là di esso. Uno spettacolo dunque "puro", autotrofo, nato da sé; uno spettacolo che, se riesce a farvi ridere, lui ride con voi.