"Il Cosmo secondo Agnetha" di nuovo in libreria

12 April 2017

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Non c’è su Amazon, non c’è su iTunes, non c'è su Facebook. Quindi mi piace.

10 June 2014

Non è che uno si chiama Vecchiotti così, a caso. E io devo fare i conti con me stesso: l’omen che già nel nomen mi porto addosso racconta già tutta la ...

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Scrittori a vento

10 February 2014

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Book Morning Agnetha

14 January 2014

«Oooohhh Danielita! Avete visto? C'è ancora qualcuno che si ricorda di noi! E voi che vi ostinate a pensare che, data l'età, per le librerie e le darkroom siamo ormai ...

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Seguirà dibattito

8 January 2014

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Categoria: Un Disco per l’Estate

La mia passione smodata e un po’ ossessiva per l’estate, i suoi simboli e le sue colonne sonore pop, nasce nel Luglio 1983, e si radica definitivamente nella mia anima nel Giugno successivo.
Il luogo di questa chiamata vocazionale della mistica in vinile era il marciapiede davanti alla vetrina del negozio di dischi “Le Note” (oggi, ovviamente, chiuso) dove la mia anima ed il mio corpo vennero ammaliati da un canto delle sirene a 33 giri arrangiato dai fratelli La Bionda, e da una mora intenta a prender la tintarella sotto le palme con l’alterità di una pantera da spiaggia.
Sì.. perché… ancora prima di cadere innamorato cotto della Ragazza del Festivalbar che sarebbe rimasta il sogno romantico per il resto della mia vita, con largo anticipo sulla pubertà, ebbi una compilation di turbamenti erotico-discografici pre-adolescenziali che vedevano come protagoniste assolute le cover-girls delle raccolte Mixage.

La prima appunto nell’estate ’83, quando mi pressi una scuffia per la fanciulla con la cuffia – occhi a mandorla e sguardo vitreo – del primo numero della serie. Spalle scoperte a far intuire la nudità del corpo tutto, background ghepardato come nei migliori privé delle balere di Cesenatico dove si cominciava a ballare l’italodisco persino sui divanetti, e soprattutto quel microfono così accostato alle labbra carnose da lasciar intuire performances da vocalist del desiderio. L’album dentro la busta, una volta poggiato sul piatto, suonava le suadenti note di pianoforte di “I like Chopin”, hit delle hit in quell’anno; seguivano i Righeira di “Vamos a la playa” e la versione tarocca di “Dolce vita”. Insomma il sottofondo musicale perfetto per colpire con la freccia  il cuore carico di ormoni di un bambino che già si credeva grande.

Dopo una rapida e insignificante sbandata per la bionda sugli sci della versione invernale del disco, signorina algida e smaccatamente falsa come la versione di “Flashdance – What a feeling” contenuta nel long playing, eccomi l’estate successiva di nuovo lì, davanti alla vetrina di “Le note” a fissare imbambolato l’a-ah-abbronzatissima (sotto i raggi del sole) ragazza immagine di “Mixage 3”. Lei neanche mi degnava di uno sguardo (ma, d’altronde, si comportava nella stessa identica maniera anche con tutti gli altri acquirenti del disco), e io mi struggevo consumando la prima traccia del lato A, quella in cui gli inglesi Masquerade – due baracconi che cantavano vestiti e truccati da mimo – piagnuccolavano insieme a me che, come loro mi sentivo “falling apart, ‘cos I know I’ve lost my Guardian Angel”.
Le altre canzoni incluse nella compilation erano un trionfo di farlocco e posticcio, con tutti i successi di quelle vacanze intrepretati da voci non ufficiali in modo da far risparmiare alla casa discografica i diritti d’autore necessari per l’utilizzo dei brani originali. Così “Self control”, hit sbancaclassifiche che lanciò Raf, sul mio disco era cantata da Staff. Proprio come il successo degli Alphaville “Big in Japan” a me arrivava dalla voce dissenteLica di Stefano Pulga. C’erano di nuovo i fratelli La Bionda, l’onnipresente artista Baby Records Gilbert Montagné, e addirittura si rispolverava dallo scaffale Mal dei Primitives che tirava fuori dalla naftalina un vecchio successo mieloso come “Coming home (Tornerò)”.

Insomma… quella compilation era un vero e proprio schifo, ma io, cotto dall’infatuazione per la signorina alla melatonina sulla copertina, non me ne resi minimamente conto (come tra l’altro accadde a un’enorme quantità di italiani, visto che la compilation, aiutata da un martellamento pubblicitario spaventoso, vendette circa un milione di copie).

Presto le cose cambiarono. Da lì a due estati dopo diventai definitivamente adulto, un uomo maturo: con i miei dodici anni di vita suonati e una trentina di puntine di diamante già consumate mi sentivo pronto per lasciarmi alle spalle le infatuazioni estive per le anonime donne disegnate sulle compilation usa e getta e iniziai la mia relazione seria, profonda, e non a caso destinata a durare trent’anni con la Ragazza del Festivalbar.
Eppure ancora oggi, ogni volta che torna l’estate, mi piace concedermi un momento di nostalgia e ricordare quei miei primi flirt a 33 giri grazie ai quali caddi in questo tunnel della mania della compilation vacanziera che, per quanto tutto ciò possa suonare un po’ assurdo e farlocco come le tracce di Mixage, racconterà per sempre parecchie cose di me.

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