"Il Cosmo secondo Agnetha" di nuovo in libreria

12 April 2017

Inaspettatamente - ed inspiegabilmente - Las Vegas Edizioni ha deciso di mandare in libreria una nuova edizione de "Il cosmo secondo Agnetha", a nove anni dal suo debutto ufficiale, e ...

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Non c’è su Amazon, non c’è su iTunes, non c'è su Facebook. Quindi mi piace.

10 June 2014

Non è che uno si chiama Vecchiotti così, a caso. E io devo fare i conti con me stesso: l’omen che già nel nomen mi porto addosso racconta già tutta la ...

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Scrittori a vento

10 February 2014

Se ne parla sempre più spesso, e con crescente accanimento, fioriscono i dibattiti sui forum dedicati al tema dell’editoria, e dunque credo urga arrivare a un punto, e ridefinire cosa ...

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Book Morning Agnetha

14 January 2014

«Oooohhh Danielita! Avete visto? C'è ancora qualcuno che si ricorda di noi! E voi che vi ostinate a pensare che, data l'età, per le librerie e le darkroom siamo ormai ...

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Seguirà dibattito

8 January 2014

L’imminente scomparsa della pellicola a 35 millimetri che, a brevissimo, verrà sostituita dalla proiezione digitale in tutte le sale cinematografiche in grado di convertire il loro impianto (con l’inevitabile moria ...

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Categoria: Men on Men

Ai nostri giorni non fa elegante,per un fintointellettuale come il sottoscritto, parlare di cinematografia pornografica, tantomeno se di genere “all-male”, vale a dire “per soli uomini” proprio nel senso che le fanciulle non sono ammesse né in platea né tantomeno dentro la pellicola.
Ma esattamente quarant’anni fa – nella primavera del 1972 – un film hard core gay ruppe tutti gli equilibri della scena artistica newyorkese, diventando un assoluto must per tutti i maschi e le femmine di alta levatura culturale che volessero darsi un tono da persone “à la page”.

Il luogo comune eterodominante vuole che sia stato “Gola profonda” il primo grande successo destinato a lanciare il vietato-ai-minori come fenomeno di massa, ma la realtà dei fatti è che il celeberrimo film con Linda Lovelace debuttò solo il 12 Giugno 1972, e cioè mentre il vero capostipite del cinema per adulti era già in programmazione da oltre venti settimane.
Il 29 Dicembre del ‘71, infatti, aveva debuttato al 55th Street Playhouse Theater (lo stesso che proiettava le pellicole di Andy Warhol e Paul Morrisey), “Boys in the sand”, vale a dire il primo vero e proprio lungometraggio pornografico omosessuale, firmato da Wakefield Poole, allora stimatissimo ballerino e coreografo di Broadway.

In quel periodo di forte curiosità generale, voglia di esplorare nuovi orizzonti sociali e totale libertà artistica, nessuno si scandalizzò più di tanto; al contrario: si faceva la fila per comprare il biglietto e partecipare a uno degli eventi di cui tutti parlavano.
Fu insomma con quel film (e appunto non con “Deep Throat”, come vorrebbe la leggenda) che l’America inaugurò la breve stagione del porno-chic in cui il sesso a sedici o trentacinque millimetri era considerato arte per intenditori e non squallore per onanisti.
Certo.. viene da sorridere, oggi, vedendo poi come tutto sia degenerato; ma bisogna cercare di immaginare il clima di rivoluzione e libertà che si respirava nell’aria all’inizio degli anni ’70.

Il titolo riecheggiava il celeberrimo film mainstream “The Boys in the Band” (tradotto in italiano come “Festa di compleanno per il caro amico Harold”) amarissima fotografia della realtà omosessuale degli anni ’60, ma Poole si proponeva di presentare un’idea tutta diversa e mai vista prima della vita gay, vale a dire raccontandola come un’esperienza piena di gioia, positività e bellezza.
Abituato a curare i dettagli estetici delle sue mises-en-scene, il regista cercò davvero di confezionare un film d’arte, in cui la visione di sesso esplicito – magari coadiuvata dall’assunzione di una pasticca di LSD – aiutasse gli spettatori a viaggiare all’interno della loro sessualità e dei misteri che essa si porta addosso. E il pubblico del tempo apprezzò moltissimo.

Certo.. rivedere “Boys in the sand” oggi può far sorridere – o annoiare – per le ingenuità e le rozzezze tecniche di cui è imbevuto. Ma a me sembra importante sottolineare come quei ragazzotti – oggi defunti o ottuagenari – spogliandosi davanti alla cinepresa e facendo sesso in spiaggia, abbiano lasciato sulla sabbia, oltre ai loro vestiti, anche l’impronta del primo passo di quello che sarebbe stato il cammino verso il nostro presente di uomini e donne – gay e etero – più sereni e più liberi.

Una volta si diceva “Io non ho nulla contro i gay, ho un sacco di amici gay” (su questa cretineria, per esempio, Gianni Morandi ha costruito l’intero Festival di Sanremo 2012 ma, appunto, parliamo di un uomo sessantottenne, incartapecorito e fuori moda come le sue canzoni).
Fino a pochi anni fa, comunque, tirar fuori quella frase buona per tutte le occasioni era il massimo della lotta all’omofobia che ci si potesse permettere in società, ed era un cliché buono più a darsi un tono da persona di mondo che non ad esprimere un concetto politico.

Negli ultimi tempi, invece, sembra che la marcia dei diritti iniziata a Stonewall nel 1969 abbia preso un’improvvisa accelerazione, il cui culmine è stato toccato con le recenti dichiarazioni di Barack Obama.

Adesso tocca a noi, a tutti noi, nessuno escluso.
E’ in primis necessario smetterla di votare per qualunque partito che non si schieri senza velature a favore dei matrimoni gay (non valgono le posizioni mediane, i Bersanini, né i vari “siamo d’accordo, però…”).
E’ fondamentale che la si finisca una volta per tutte di considerare l’omosessualità come una questione a priori, qualcosa su cui interrogarsi troppo. Al pari di qualunque altra forma di espressione del sé, l’omosessualità va agita pubblicamente e lasciata libera prima ancora di aprire la discussione in merito.
Mi lascia scettico notare come, in tempi di presunta tolleranza e rispetto del diverso, il mio compagno ed io siamo ancora i soli due uomini che vedo girare per le strade del centro mano nella mano.
I casi sono tre: o io ci vedo male, o siamo l’unica coppia gay di Genova, oppure tutti ci si accontenta di una canzonetta di Gianni Morandi e si pensa che – ancora e per sempre – per combattere l’omofobia sia sufficiente dichiarare “Io non ho nulla contro i gay (fatta eccezione per quando il gay sono io)” e poi non far seguire le parole dai fatti.

Come sarebbe bello, oggi, vedere per la strada coppie composte da due eterosessuali dello stesso sesso che si tengono la mano e magari si baciano imitando i due ragazzi di questa meravigliosa foto.
E gli etero dovrebbero farlo così, come atto a garanzia della loro credibilità, per dimostrare agli altri e a sé stessi che quando dicono di non avere problemi con l’omosessualità non stanno solo ripetendo uno stupido ritornello neomelodico.

Come sarebbe bello, oggi, vedere per la strada i gay che palesano la loro affettività in maniera spontanea e naturale, senza la provocazione dell’eccesso e senza dover per forza trasformare l’identità in un carrozzone da sfilata del Pride.

Come sarebbe bello che la giornata contro l’omofobia fosse semplicemente, oggi e per sempre, un giorno qualunque.

Quelli che, solo per il fatto di avere un profilo Facebook, amano commentare e cercare di mettersi in mostra facendo sempre i bastian contrari possono continuare a insistere sul fatto che si tratti solo di una mossa astuta da campagna elettorale, ma la dichiarazione di ieri con la quale Barak Obama si è detto favorevole ai matrimoni tra persone dello stesso sesso ha un’importanza storica a mio modo di vedere maggiore di quella che ebbe l’allunaggio del 1969, o la caduta del Muro di Berlino.

Certo… io parlo da soggetto interessato in prima persona alla questione, ma penso che questo nuovo corso della politica, e le bellissime parole che Obama ha utilizzato per riassumerlo e renderlo ufficiale, rappresentino uno stravolgimento sociale che ha davvero pochi eguali nella storia recente dell’umanità, paragonabili forse solo alla fine dell’apartheid.

C’è da immaginare che il cammino sia ancora arduo, negli USA piena di repubblicani come nell’Italia affollata (ma un po’ meno, recentemente) di moderati, ma il cammino è ufficialmente intrapreso, a tutti gli effetti, e viene da pensare che sarà difficile arrestarlo.
Il racconto che Obama fa dei dialoghi con le sue figlie le quali non vedono nessuna differenza tra amichetti che hanno genitori etero e amichetti provenienti da famiglie omo – spontaneo o sceneggiato che sia – è la più esatta e oggettiva fotografia di un mondo già cambiato.

Bisogna solo continuare ad insistere, crederci sempre, come esorta a fare Shane Bitney Crone da un video cliccatissimo su Youtube (sceneggiato forse anch’esso, ma in fondo quello della docufiction è il vero linguaggio comune del nostro tempo) e ripubblicato ieri in home page da Repubblica.it.

Ricordo quando, nei giorni del mio coming out ventenne, i miei genitori – comprensibilmente imbevuti di sovrastrutture antiche – mi dissero di essere preoccupati per il mio futuro perché avrei avuto davanti “una vita più difficile”. Risposi che la mia sensazione era diversa: non sarebbe stato così, che molte cose stavano cambiando rapidamente. E certo avevo più ragione io di loro: ieri Obama me l’ha confermato.

Poi ci sarà del vero anche nella polemica a tutti i costi di chi dice che la dichiarazione del Presidente Americano è solo una mossa da campagna elettorale, ma in tal caso – commento io – ben vengano determinate strategie acchiappa voto che, pur nel loro intento egoistico, possono far crescere il mondo.
Non so voi.. ma malabituati come siamo, io francamente io me lo augurerei di vedere Alfano, Maroni o Bersani far fronte all’innegabile crisi dei loro partiti e andare alla bieca ricerca di contenti mettendo all’interno dei loro comizi qualche bella parole pro-matrimoni gay. Opportunismo per opportunismo, chissà che questa volta, anziché la solita cricca di eletti, di una strategia di consenso studiata a tavolino non si possa poi beneficiare tutti.

La filodifussione musicale a disposizione dei passeggeri imbarcati sul volo AZ 628 in servizio da Roma a Chicago offre, come ovvio, un canale di musica “Italianissima” con successi di Giorgia, Cremonini, Jovanotti, Noemi e Mengoni. Per chi invece abbia gusti più raffinati, la selezione “Montecarlo Nights” propone Pat Metheny, Bruno Mars e Nancy Wilson. Spostandosi col telecomandino sul bracciolo fino all’opzione “8”, gli amanti del Rock trovano pane per i loro denti con hit di R.E.M., Coldplay e Pearl Jam. I bambini possono disporre di una serie di canzoncine per l’infanzia; gli amanti del jazz trovano una compilation che spazia da Gordon Dexter a Stanley Turrentine; e per chi preferisce provare a rilassare anima e corpo schiacciando un pisolino, il canale “Classica” garantisce una traversata transoceanica morbida sulle note di Bach e Mendelssohn. La programmazione filmica, invece, prevede “L’alba del pianeta delle scimmie” e una di quelle commedie rosa con titoli e trame tutte uguali, ovviamente ascoltabile sia con audio originale inglese che doppiata in Italiano.

Io, che non mi perdo la ghiotta occasione di dieci ore con nulla da fare, scrivo appunti sul mio taccuino facendomi ispirare dal Fidelio di Beethoven, in onda sul canale numero 5.

Ma qualunque sia la nostra scelta di passeggeri che decidono di far passare il tempo del viaggio con gli auricolari infilati nelle orecchie, a un certo punto tutti veniamo messi al corrente della virilissima eterosessualità di uno degli steward in servizio. Perché, chissà come, a un certo punto qualcuno preme il pulsante di attivazione del microfono per le comunicazioni ufficiali, e di colpo musica e film si interrompono per lasciar spazio alla voce dell’assistente di volo che, con spiccato accento roman-coatto,afferma: «Ahò! Mica son tutti froci come te!».

Qualcuno sghignazza, una signora americana – in sovrappeso come da cliché – non capisce cosa stia accadendo e chiede delucidazioni. L’anziano marito, evidentemente bilingue, divertito traduce, e anche Lady Cheeseburger si fa una grassa risata. Sembra una scena tratta tout-court da un cinepanettone (la scena del viaggio in aereo è immancabile in qualunque pietra miliare della filmografia Boldi-De Sica, come d’altronde lo sono le facili battute sui gay), e invece è un piccolo, banale, involontario spaccato d’Italia a cui, purtroppo, non  basterà liberarsi di Berlusconi per mettere da parte il berlusconismo culturale.

La mia reazione è automatica: non posso far altro che aprire la cappelliera-bagagliaio e tirar fuori il mio pc che, come quello di ogni viaggiatore solitario che si rispetti, è pieno zeppo di file video pornografici per la sopravvivenza nelle notti di picco ormonale in una camera albergo singola. Troppo preso dalla necessità di ribellarmi al piccolo momento di Bagaglino d’omofobia ad alta quota appena passatomi nelle orecchie, apro Real Player e, abbandonato Beethoven, inizio a godermi le migliori scene di “Stallion Airlines”, pietra miliare dell’hard core gay con un meraviglioso e sexyssimo Logan McCree nel ruolo dello steward imbranato che rovescia le bibite sui pantaloni dei passeggeri maschi e poi dà tutto sé stesso per lavar via la macchia e farsi perdonare con un trattamento all-inclusive da business class della fellatio.

 Certo… lasciarsi andare alla visione di un pornazzo su un aereo di linea può sembrare un atto estremo e ancora più provocatorio della burina ignoranza che l’ha provocato ma, visto e considerato che il machismo-italiano, pur essendo sempre a base di contenuti terra-terra, non fatica a far decollare la propria idiozia, mi sembra evidente che anche i cieli e le nuvole hanno bisogno di un loro piccolo Gay Pride.

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