"Il Cosmo secondo Agnetha" di nuovo in libreria

12 April 2017

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10 June 2014

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10 February 2014

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14 January 2014

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Seguirà dibattito

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Archivio del 2011

Non sono un pessimista di natura, ma – sarà forse per il mio nefasto oroscopo 2012 di cui raccontavo ieri – ho la netta sensazione che l’anno nuovo si rivelerà difficile e duro da affrontare, per molti di noi.
Credo di non essere l’unico che vede mese dopo mese le sue risorse economiche assottigliarsi, o che non riesce a pronosticare per quanto ancora le sue fonti di reddito potranno considerarsi sicure.

Come recita il sottotitolo dell’ultimo libro (che non ho letto) di Giampaolo Pansa, “eravamo poveri, torneremo poveri”, ma almeno ci è data l’opportunità di saperlo con un certo anticipo, e quindi abbiamo una grande fortuna: quella di poterci organizzare per tempo. E magari iniziare a reimparare come si sta insieme, come ci si sostiene l’un l’altro, come si resta uniti per spartirsi i compiti, come si mettono in condivisione i frutti del lavoro di ognuno.
Il giorno in cui tanti di noi avranno meno denaro a disposizione, e meno possibilità di sprecarlo in superficiali vizi egocentrici e solipsistici, chissà… potrà anche succedere che ci si ritrovi tutti accomunati da un collettivo bisogno di darsi una mano a vicenda, e di non essere più solamente dei singoli.

Per questo, più che un augurio, in questo ultimo giorno del 2011 vorrei fare una raccomandazione.
Si sa, è importante partire col piede giusto, per garantirsi un cammino fruttuoso. Dunque, quando stasera scoccherà la mezzanotte e salteranno i tappi dello champagne, anziché cominciare a digitare sullo smartphone per inviare sms dall’altra parte del mondo o twittare in tempo reale le vostre non-emozioni di inizio anno, fate un gesto trasgressivo, inconsueto: guardatevi attorno, rimanete per qualche minuto attaccati alla realtà che vi circonda fisicamente, e baciate chi è lì.
Mi piacerebbe, come buon auspicio per il futuro in arrivo, rendermi conto che, per la prima volta dopo tanti anni di telefonia mobile, a mezzanotte le linee dei cellulari non sono intasate per il troppo traffico ma che, finalmente, ognuno sta abbracciando il suo vicino di flûte.

Sarebbe bello, se succedesse. Sarebbe, finalmente, un vero nuovo inizio.

Ho deciso che non credo agli oroscopi.
Cioè.. a dire il vero lo so da tutta la vita: in materia di zodiaco sono sempre stato talmente scettico che faccio fatica a ricordarmi a quale segno appartengo. Ma tant’è, in questi giorni, con le facce di Paolo Fox e Branko che sbucano da tutte le parti in una specie di Gay Pride della televisione generalista di fine anno, è praticamente impossibile non lasciarsi prendere da quel minimo di curiosità su cosa prevedono le stelle per i dodici mesi a venire.

Devo confessarlo… ora che mi è presa l’ossessione del Kindle, ho quasi fatto un pensierino addirittura ad acquistare l’ebook Feltrinelli di Marco Pesatori per sapere tutto su ciò che il mio imminente futuro mi riserva. Fortunatamente mi sono bloccato in tempo, svegliandomi da quell’ipnosi tipica del consumatore digitale per cui 0,99 euro cosa vuoi che siano, si possono anche spendere per farsi due risate, no? Insomma, grazie ad Io, ho bloccato l’acquisto come preso da un senso di moralismo da acquisto etico un attimo prima che la connessione wireless avviasse la micidiale, assassina procedura di pagamento 1-click.

Poi, però, non ho mica resistito alla tentazione del domani rivelato. Sono corso al computer, ho aperto Internet e, lasciando perdere una volta tanto la lunga lista di siti pornografici che sfoggio fiero nel mio elenco dei Preferiti, ho pensato bene di darmi a un altro tipo di onanismo osceno facendomi una bella oroscopata su web.
Mi sono soffermato su due o tre siti, curioso di vedere se le profezie per il mio 2012 fossero tutte analoghe o se invece si annullassero a vicenda rivelandosi l’una l’opposta dell’altra. Ed è così che, come dicevo, ho deciso che non credo agli oroscopi.

Perché a leggere le anticipazioni sull’anno nuovo per il segno del Toro, mi verrebbe voglia di farmi esplodere alla mezzanotte di domani insieme a bombe giapponesi e trick-e-track. Sembra quasi che la profezia malefica dei Maya abbia deciso di risparmiare l’umanità abbattendosi solamente sui nati dal 21 Aprile al 21 Maggio.

Tanto per darvi un esempio, estrapolando qualche frase a caso…
Amore: Nel campo sentimentale e affettivo le stelle anticipano purtroppo influenze negative ed ostacoli da superare. Potrebbero esserci problemi in famiglia e le relazioni che sembravano consolidate potrebbero essere messe a dura prova con il rischio di deteriorarsi.
Vita Professionale: Purtroppo anche nel lavoro il 2012 vedrà alcune difficoltà di non facile soluzione. Ma la pazienza che vi contraddistingue vi consentirà di superare le problematiche in attesa di tempi migliori.
Ma per fortuna che c’è la Salute: La vostra passione per le cose belle e buone vi porta ad essere un pò troppo golosi, per questo se non sarete in grado di resistere alle tentazioni vi troverete con qualche chilo di troppo rischiando poi di perdere l’entusiasmo e lasciarvi andare, ma non dovete prendervela, è nella vostra natura.

Insomma.. a partire da dopodomani comincerà un meraviglioso periodo che mi vedrà solo come un cane abbandonato sull’autostrada, disoccupato, e più grasso di una mucca bulimica. Sembra non mi resti altra soluzione che barricarmi in casa col mio Kindle, leggere romanzi su romanzi cercando di vivere il meno possibile e aspettare che l’anno nuovo diventi vecchio.
Oppure, con una scelta più salutare, salutare le previsioni dello zodiaco con un bel calcio nel culo astrale e lasciar perdere le profezie dlle stelle confidando nel fatto che, come suggerisce un proverbio trombereccio delle feste, chi non oroscopa a Capodanno non oroscopa tutto l’anno.

In maniera frenetica, caotica e discontinua come da mia abitudine, sto prendendo appunti per un nuovo romanzo che mi piacerebbe ambientare tra l’inizio degli anni ’60 e la fine dei ’70. E’ un lavoro difficile, nuovo per me, perchè comporta il dovermi documentare a fondo su atmosfere, ambienti e modi di pensare che non ho conosciuto. Bisogna leggere libri, vedere film e documentari, girovagare su internet alla ricerca di dettagli apparentemente insigificanti eppure fondamentali, quando si vuole dare profondità ad una scena scritta. Il rischio, però, è spesso quello di finire col non sentirsi mai abbastanza preparati sul tema, continuare quindi ad approfondire, aumentare le ricerche e, allo stesso tempo, ritrovarsi addosso quel terribile sospetto di non poter raccontar davvero qualcosa che non si è vissuto in prima persona. Puoi anche ritrovarti a raccogliere dati all’infinito senza mai avere il coraggio di inziare a scrivere davvero.

Così ho deciso di lasciare momentaneamente perdere i documenti scritti e lasciarmi ispirare dalla musica dell’epoca. Sono dunque andato a scartabellare nel mio archivio di LP in vinile, catalogati in rigoroso ordine alfabetico, alla ricerca di una colonna sonora che fosse giusta per accompagnare la stesura di questi primi tentativi di trama old fashion.  Nella vastissima gamma di possibilità che la mia discoteca offriva, ho pensato bene di lasciar perdere tutti i grandi nomi dell’epoca – i Beatles, Gino Paoli, i Bee Gees, De Gregori, Santana, Iglesias e tutti i must di quel periodo che sono diventati evergreen perdendo una vera e propria collcazione temporale – e ho messo su due bei 33 giri di Fausto Papetti.

Perchè se c’è un suono che fa sbiadire i colori della stanza e ti mette sopra gli occhi una patina di vintage portando il tempo indietro a un giorno qualunque compreso tra il 1965 e il 1977, questo suono è senza dubbio quello del Sax Alto e Ritmi del Dr. Faustus dell’easy listening pop-jazz italiano. Le mitiche raccolte di Fausto Papetti oramai non se le ricorda più nessuno, ma sono state un vero e proprio cult per tutta una generazione di playboy dal gusto musicale semplice. Tutte le canzoni di successo del momento private della parte vocale e riproposte in versione instrumental con un sensuale, suadente sax a ripercorrere la linea melodica. Adesso suona tragicamente demodé, ma in quegli anni i dischi di Papetti si vendevano come il pane, e accompagnavano le cene (ma soprattutto i dopocena) di centinaia di migliaia di italiani.

Negli anni ’70, poi, con il boom del cinema erotico e del porno soft ovunque, la casa discografica Durium con la quale Papetti aveva un contratto di esclusiva, ebbe la geniale idea di cominciare a mettere in copertina delle belle figliuole con le poppe e le chiappe al vento, accentuando l’aspetto erotico della musica lì contenuta e facendo arrivare più di un disco al numero uno della hit parade (lontana assai era l’orgia di pornografia a cui siamo abituati, e anche comprare un disco poteva avere la valenza di un gesto proibito). Dando un’occhiata alla classifica degli album più venduti nel 1975, tanto per fare un esempio, salta subito all’occhio come, insieme a Barry White, Fausto Papetti sia l’unico artista ad avere ben due album in classifica: la 19ma raccolta in posizione numero 5 (sopra “Sabato Pomeriggio” di Baglioni, “Anima latina” di Battisti, “Vol. VIII” di De Andrè e “Yuppi du” di Celentano), e alla posizione numero 11 con la 20ma raccolta (che batte in copie vendute Mina, Riccardo Cocciante, Patty Pravo e Ornella Vanoni).

Insomma non ci sono proprio dubbi: i vecchi padelloni di vinile nero con il sexy sax di Fausto Papetti incise nei microsolchi e la copertina a base di nude tettine lontane anni luce dall’epoca delle protesi al silicone sono davvero la migliore colonna sonora, per un romanzo come io vorrei che fosse quello che sto provando a scrivere: sensuale, pieno di atmosfere fuori moda, un po’ tamarro, e assolutamente irresistibile.

Il Natale 2011 passerà alla storia della mia vita di lettore come la data della definitiva conversione alla lettura digitale. Il mio compagno David, stanco di vedere decine e decine di libri continuare ad appilarsi su librerie sovraffollate, mi ha  fatto il regalo perfetto in una qualsiasi coppia, vale a dire ha compiuto lui il passo che io non avevo il coraggio di compiere. Ho insomma anch’io un Kindle tutto mio e, come scrivevo su Twitter un attimo dopo aver aperto il pacco, credo proprio che smetterò presto di dire: “Ah ma.. vuoi mettere il piacere della pagina stampata?” A sole ventiquattro ore da quella condivisione di un pensiero fulmineo, posso già dire di aver abbandonato tutte le nostalgie e di essere in pieno trip tecnologico.

Il più grosso problema, per una persona come il sottoscritto, abituata a dare importanza simbolica al minimo gesto, era scegliere il primo titolo da acquistare dal portale, selezionare fra migliaia di libri quello che sempre ricorderò come il mio primo ebook. Che tipo di decisione prendere? Buttarsi su un grande classico, spendendo i pochi centesimi necessari per portarsi a casa un Proust o un Tolstoj, o preferire una delle ultimissime uscite in libreria, legando per l’eternità questo mio sverginamento a un best seller da hit parade che, altrimenti, mai e poi mai mi sarei portato dietro nella vita? Giocar subito a far l’intellettualone lontano dalle logiche di mercato e andare su un capolavorone, o entrare fino in fondo in questa parte dell’uomo-legato-al-proprio-tempo e sperperare un deca lasciandosi andare alla tentazione di uniformarsi alla massa scaricando anch’io Fabio Volo?

Alla fine ho optato per una via di mezzo, e convintissimo ho cliccato l’opzione acquista su “Una bellissima ragazza”, autobiografia di Ornella Vanoni (edita da Mondadori). Mi è sembrato il giusto compromesso tra la voglia di leggere qualcosa di intenso e il desiderio di sperimentare il mio e-reader partendo magari non da un mattone o da un libro troppo impegnativo per poi trovarmi ad affrontare l’amletico dubbio se le difficoltà di lettura fossero dovute alla poca praticità del mezzo o, più banalmente, all’insostenibilità dell’autore.

E, devo dire, la scelta si è rivelata azzeccatissima.

Le parole di Ornella Vanoni scivolano via in maniera talmente piacevole che qualcuno, vedendoti pigiare così svelto i tasti dello scorrimento delle pagine, può pensare che tu abbia in mano un videogame, non un libro. E’ un bel miscuglio di contemporaneità e storia, di risate e tragedie, di leggerezza ed emozione. Insomma uno straordinario modo di cominciare una carriera di lettore tutta nuova. Magari con la stessa identica voglia di guardare al futuro che trasuda dalle freschissime, giovani pagine di quella bellissima ragazza settantasettenne.

Il juke box è pronto con tutti i 45 giri classici, da “Tu scendi dalle stelle” cantata dal Piccolo Coro dell’Antoniano a “White Christmas” di Bing Crosby, passando per l’accopiatta pacifista John Lennon/Yoko Ono e gli Wham.

Sull’albero brillano quasi mille piccoli led, per la gioia dell’Enel, e anche quest’anno ho resistito alla fortissima tentazione di dare una sferzata di modernità al presepe mettendo due San Giuseppe nella capanna.

Stasera abituale processione verso il cinema di quartiere per vedere l’ultima fatica di Christian De Sica e Neri Parenti; poi, in attesa del pranzo con gli altri, di neri parenti, brindisi di mezzanotte tra amici a base di spumante, fetta di panettone e tazza di cioccolata calda.

Infine, lotta con gli occhi che si chiudono vinti dal sonno, nel vano tentativo di rimanere sveglio per riuscire finalmente a vederlo, il caro vecchietto con la slitta.

Una volta all’anno non c’è niente di più trasgressivo e folle di essere tradizionali fino al midollo. E, per farlo, Natale è sempre l’occasione migliore.

Auguri a tutti per delle folli, classicissime Feste!


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