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17 May 2012

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16 May 2012

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La sacrosanta solitudine dello scrittore

14 May 2012

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Destinazione anni

Il mio 2010 si chiude con una full-immersion creativa di tre giorni. Rinchiuso in un teatro della provincia toscana, mi metterò al lavoro per cominciare a dare una terza dimensione a quel progetto – già anunciato qui e altrove – per ora esistente solo sulla carta: uno spettacolo teatrale che racconti gli anni ’80 del secolo scorso.

Le basi ci sono tutte: esistono i personaggi, esiste l’ambientazione, e ho già buttato giù una bozza completa del copione. Da oggi, con gli attori Ilaria Pardini e Marco Pasquinucci cercheremo di trasformare il mio canovaccio in una vera e propria storia fatta di ricordi, oggetti e canzoni dell’epoca mescolati insieme a costruire una trama capace di tenere il pubblico seduto in platea per circa un’ora e mezza, e magari di fargli pensare che è addirittura valsa la pena di spendere i soldi del biglietto d’ingresso.

A distanza di quasi quindici anni dalla stesura del mio primo testo teatrale, seppur assai ricalcitrante e pieno di timori, mi sono lasciato tirar dentro questa idea altrui per provare a vedere se ne verrà fuori qualcosa e, in caso affermativo, quale sarà il risultato.

L’attività creativa del romanziere o quella del blogger sono per definizione solitarie, ascetiche, onanistiche, roba che si fa tra sè e sè nell’isolamento della propria stanzetta. Il teatro invece ha meccanismi del tutto diversi, non può trascendere dall’idea di gruppo, di collaborazione, di tavola rotonda in cui ciascuno mette le proprie idee ed ognuna di esse viene discussa, criticata, scartata, approvata così com’è o modificata in base al gusto e alle intenzioni comuni.
Insomma un bel banco di prova, per chi è abituato a interfacciarsi solo e soltanto con se stesso.

A dire il vero stavo quasi per gettare la spugna, e pochi giorni prima della data fissata per l’inizio delle prove ho cercato di chiamarmi fuori dal gioco, stremato alla sola idea di tutto il tempo e le energie che quelle riunioni, quel cercare un punto comune, quel tentare a vuoto e ricominciare da capo mi avrebbero portato via.
Con le bozze di un romanzo da rivedere, un altro romanzo in stesura, un blog da tenere costantemente aggiornato e un mestiere da venditore di libri giramondo che anche nel 2011 mi farà dondolare qua e là per venti città del mondo tra Tokyo e San Diego, aggiungere alla mia lista di impegni anche gli incontri periodici con la compagnia teatrale mi sembrava una specie di suicidio creativo.
Poi però, come al solito, la tentazione è stata più forte del senso di fatica aprioristica, dunque eccomi qui, con un trolley in mano, in una gelida mattina di fine dicembre, a salire su un intercity con destinazione anni ’80.

Mica sono ancora sicuro, di aver fatto la scelta giusta, e dentro di me la vocina dell’angioletto diabolico continua a dirmi che me ne pentirò. Ma come diceva Jorge Amado, la vita val la pena di essere vissuta solo quando si ha il coraggio di rischiare e andare a vedere le carte altrui, e a me, nonostante le paure, piace tentare la sorte, quindi salgo su questo treno e non ci sono santi: vedo.

Chissà che, la prossima estate, anche a voi non capiti di venire a vedere il nostro spettacolo sugli anni ’80.

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