C’è un sottile ma invadente senso di inquietudine, e di perversione, nelle immagini trasmesse da tutti i tg nazionali in cui si mostrano folle di consumatori che, nei due giorni successivi al Natale, si accalcano nei negozi per cambiare i regali appena ricevuti.
Qualche saggio (non ricordo chi) diceva che la normalità è solo la follia a cui abbiamo fatto l’abitudine. E infatti noi non ci facciamo più caso, ci sembra il comportamento più naturale del mondo, ma azzuffarci nei centri commerciali il giorno di Santo Stefano con i nostri begli scontrini in mano per sceglierci qualcosa che più ci aggradi o meglio ci stia addosso ritornando il pacco regalo di un marito, di una fidanzata, di un parente o di un amico, è il primo sintomo di una malattia così diffusa da non apparirci nemmeno più tale.
La coda per il cambio dei regali è però l’eblema di tutti i nostri errori, dello stare insieme senza minimamente conoscerci, della superficialità e del trionfo delle forme che ormai chiamiamo relazione.
Pensateci bene: schiere di uomini e donne di ogni età che corrono a cambiare il dono ricevuto per scegliersi qualcosa da sé raccontano una storia comune di ignoranza reciproca, di disattenzione ai bisogni dell’altro, di mancata conoscenza camuffata da rapporto. Se ho bisogno di cambiare il regalo ricevuto da una persona cara, è perchè quella persona così cara non lo è mica sul serio. Sbagliare taglia, colore, modello, significa aver acquistato qualcosa senza davvero prima interessarsi alla specificità dell’altro.
So che molti non saranno d’accordo con me e, avendo cambiato il regalo di qualcuno o essendosi sentiti chidere “hai conservato lo scontrino?”, assumeranno posizioni difensive. Io stesso sono più volte caduto nella trappola, e certo non posso scagliare prime pietre di giudizio.
Ma resta il fatto che se un regalo è davvero ciò che dovrebbe essere – vale a dire un segno di attenzione verso l’altro, un modo per dirgli “ti conosco, so cosa può farti piacere, so cosa desideri o cosa potresti desiderare se solo non ne ignorassi l’esistenza” – certo richiede più impegno a priori, più ascolto, più sforzi, ma di sicuro non si riporta al negozio poche ore dopo averlo ricevuto.
E un dono impacchettato insieme allo scontrino perchè già si suboroda un possibile errore è la negazione stessa del regalo, il suo esatto opposto.
Tanto varrebbe mettere sotto l’albero solo buoni acquisto, o ancora meglio buste gonfie di contanti, come a dire “cara, amore mio, vai e comprati ciò che vuoi, visto che io ignoro completamente i tuoi gusti e non ho né il tempo né la voglia di approfondire l’argomento”. Tanto varebbe scambiarsi dei bonifici, a Natale, degli assegni, perchè un regalo che viene cambiato è comunque il massimo dell’”a vuoto”.










