"Il Cosmo secondo Agnetha" di nuovo in libreria

12 April 2017

Inaspettatamente - ed inspiegabilmente - Las Vegas Edizioni ha deciso di mandare in libreria una nuova edizione de "Il cosmo secondo Agnetha", a nove anni dal suo debutto ufficiale, e ...

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Non c’è su Amazon, non c’è su iTunes, non c'è su Facebook. Quindi mi piace.

10 June 2014

Non è che uno si chiama Vecchiotti così, a caso. E io devo fare i conti con me stesso: l’omen che già nel nomen mi porto addosso racconta già tutta la ...

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Scrittori a vento

10 February 2014

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Book Morning Agnetha

14 January 2014

«Oooohhh Danielita! Avete visto? C'è ancora qualcuno che si ricorda di noi! E voi che vi ostinate a pensare che, data l'età, per le librerie e le darkroom siamo ormai ...

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Seguirà dibattito

8 January 2014

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Archivio del 2009

Le tradizioni dell’ultimo dell’anno sono infinite: dal piatto di zampone con le lenticchie, alle mutande rosse passando per i botti e gli oggeti smessi lanciati dalla finestra.
Una delle mie preferite è quella di elencare su un foglietto di carta tutte le brutte presenze dell’anno che si chiude, e dargli fuoco immediatamente dopo la mezzanotte.

Con tutti gli amici del blog – persone che, in un modo o nell’altro, amano la lettura e passeranno anche gran parte del 2010 immerse dentro un libro – vorrei però condividere un piccolo gesto scaramantico del tutto inedito e personale.
Quando stanotte, in un ristorante chic, a casa di amici, in discoteca o in balera, aspetterete l’arrivo del 2010, tenete a portata di mano un libro che amate molto, e leggetene una riga mentre scatterà il can can di fuochi pirotecnici e trenini.

Certo non pretendo che andiate a ballare portandovi dietro tutta la Recherche di Proust, o uno dei grossi volumi di Giorgio Faletti (perchè ognuno ha i suoi gusti, per carità); basta anche una pagina fotocopiata da tenere in tasca o, molto meglio, una pagina di block notes con le frasi prescelte ricopiate a mano.

Leggete quelle poche parole che sono importanti per voi, quali che siano, e chi lo sa che questo piccolo gesto non serva ad avere un nuovo anno pieno di libri che sapranno divertirci, commuoverci, stupirci, illuminarci la vita proprio come quella pagina che ci saremo portati dietro al veglione.

Insomma… un augurio a tutti per un 2010 pieno di bellissime parole!

Mi piacerebbe fare anch’io come tutti i blogger più fighi, e i quotidiani online. Mi piacerebbe chiudere l’anno segnalando il meglio del 2009, e magari di tutto il decennio che si chiude domani sera. I libri, i film, i dischi, le trasmissioni tivù, i fatti di cronaca e i momenti politici che a mio parere meriterebbero di rimanere nella storia a emblema del perido che sta per esaurire il suo corso.

Il problema è che con l’avanzare dell’età e il moltiplicarsi delle esperienze, la memoria mi fa difetto, tutto mi si confonde nella testa, e anche a distanza di pochissimo tempo fatico ad associare un titolo ad un anno specifico. Insomma anche mettendomici di buona lena e facendo degli sforzi, non ci riesco proprio,  a ricordarmi con esattezza cosa ho preferito quest’anno e cosa invece non mi è piaciuto per nulla.

Anche perchè quasi nessuno dei libri, dei film o dei dischi che mi hanno entusiasmato negli ultimi dodici mesi è stato pubblicato nel corso del 2009.

Per fortuna, il vissuto umano ha un calendario assai più soggettivo di quello solare, e di conseguenza io, tanto per fare un esempio, legherò molti dei miei personali ricordi 2009 a “La fiera delle Vanità” di William Thacheray più che alla trilogia di Stieg Larsson o a “Noi” di Walter Veltroni. Esattamente come magari mi ricorderò per sempre dell’anno appena trascorso quando mi ricapiterà di ascoltare “Pop corn” de La strana società, che a dire il vero è un disco del 1972, ma ha spopolato ed è stato gettonatissimo nel juke box che ho in salotto per tutto il 2009.

A rigor di logica, di questo anno appena trascorso dovrebbero passare al futuro Fabio Volo, Dan Brown, Lady Gaga, Marco Mengoni e “Cado dalle nubi” di Checco Zalone, vale a dire i best sellers, i più amati dal pubblico e quindi, sempre in teoria, i prodotti che meglio hanno saputo catturare l’attenzione dei loro contemporanei. Eppure dubito che sarà così, perchè la maggior parte delle volte tutto ciò che fa il botto immediato si polverizza in un tempo altrettanto breve.

Insomma, ben venga il tirar le somme da parte di critici ed esperti: serve, nel suo piccolo, ad analizzare il mutare dei tempi e l’evolversi della storia. Ma il meglio di un anno e le associazioni mentali che nel futuro ci riporteranno mentalmente a quella data sono sempre un fattore del tutto personale, fuori dai parametri cronologici ufficiali, legato a quelle che sono state le nostre scoperte di uomini, e non ai lanci di prodotti sul mercato.

C’è un sottile ma invadente senso di inquietudine, e di perversione, nelle immagini trasmesse da tutti i tg nazionali in cui si mostrano folle di consumatori che, nei due giorni successivi al Natale, si accalcano nei negozi per cambiare i regali appena ricevuti.
Qualche saggio (non ricordo chi) diceva che la normalità è solo la follia a cui abbiamo fatto l’abitudine. E infatti noi non ci facciamo più caso, ci sembra il comportamento più naturale del mondo, ma azzuffarci nei centri commerciali il giorno di Santo Stefano con i nostri begli scontrini in mano per sceglierci qualcosa che più ci aggradi o meglio ci stia addosso ritornando il pacco regalo di un marito, di una fidanzata, di un parente o di un amico, è il primo sintomo di una malattia così diffusa da non apparirci nemmeno più tale.

La coda per il cambio dei regali è però l’eblema di tutti i nostri errori, dello stare insieme senza minimamente conoscerci, della superficialità e del trionfo delle forme che ormai chiamiamo relazione.
Pensateci bene: schiere di uomini e donne di ogni età che corrono a cambiare il dono ricevuto per scegliersi qualcosa da sé raccontano una storia comune di ignoranza reciproca, di disattenzione ai bisogni dell’altro, di mancata conoscenza camuffata da rapporto. Se ho bisogno di cambiare il regalo ricevuto da una persona cara, è perchè quella persona così cara non lo è mica sul serio. Sbagliare taglia, colore, modello, significa aver acquistato qualcosa senza davvero prima interessarsi alla specificità dell’altro.

So che molti non saranno d’accordo con me e, avendo cambiato il regalo di qualcuno o essendosi sentiti chidere “hai conservato lo scontrino?”, assumeranno posizioni difensive. Io stesso sono più volte caduto nella trappola, e certo non posso scagliare prime pietre di giudizio.
Ma resta il fatto che se un regalo è davvero ciò che dovrebbe essere – vale a dire un segno di attenzione verso l’altro, un modo per dirgli “ti conosco, so cosa può farti piacere, so cosa desideri o cosa potresti desiderare se solo non ne ignorassi l’esistenza” – certo richiede più impegno a priori, più ascolto, più sforzi, ma di sicuro non si riporta al negozio poche ore dopo averlo ricevuto.

E un dono impacchettato insieme allo scontrino perchè già si suboroda un possibile errore è la negazione stessa del regalo, il suo esatto opposto.
Tanto varrebbe mettere sotto l’albero solo buoni acquisto, o ancora meglio buste gonfie di contanti, come a dire “cara, amore mio, vai e comprati ciò che vuoi, visto che io ignoro completamente i tuoi gusti e non ho né il tempo né la voglia di approfondire l’argomento”. Tanto varebbe scambiarsi dei bonifici, a Natale, degli assegni, perchè un regalo che viene cambiato è comunque il massimo dell’”a vuoto”.

Puntuali come ogni anno, spopolano nei supermercati e nelle hit parade degli mp3 più venduti (nonché in quelle dei più scaricati illegalmente) i grandi classici della canzone natalizia, da “White Christmas” a “All want for Christmas is you”, sia nelle versioni originali che nelle più disparate (e spesso tarocche) cover.
Ma come dicevo già lo scorso Novembre, quest’anno, grazie al bellissimo album natalizio di Bob Dylan, ho scoperto un must della musica per le feste che qui in Italia si suona assai poco, ma che è un vero e proprio caposaldo negli States.
Parlo di “I’ll be home for Christmas”, registrata per la prima volta nel 1943 da Bing Crosby, e poi reinterpretata da una lunghissima serie di stars internazionali come Frank Sinatra, Barbra Streisand, i Platters, Elvis Presley, Doris Day, Dolly Parton, Connie Francis, Fats Domino, Carpenters, Whitney Houston, Beach Boys e chissà da quanti altri.

I’ll be home for Christmas
You can count on me
Please have snow and mistletoe
And presents under the tree
Christmas Eve will find me
Where the love light beams
I’ll be home for Christmas
If only in my dreams

(Sarò a casa per Natale / puoi contare su di me. / Per favore metti la neve, e il vischio, e i regali sotto l’albero / perché la vigilia di Natale mi vedrà comparire dove risplende la luce dell’amore. / Sarò a casa per Natale / anche se solo nei miei sogni)

Il quarantacinque giri originale di Crosby fu un successo epocale in quegli anni di guerra, perché quelle parole malinconiche funzionavano alla grande e arrivavano dritte al cuore negli anni in cui erano i soldati combattevano lontano da casa: la promessa di essere a casa per Natale, anche se fosse rimasta solo un sogno, commuoveva gli uomini al fronte come le loro donne rimaste a casa ad aspettarli.

Ebbene… i tempi mi sembrano adattissimi a riscoprire questo canto di Natale strappacore, non tanto perché, con tutti i problemi alla rete di trasporti nazionali, essere a casa per il 25 può essere un sogno quanto lo era negli anni della guerra, ma perché può valer la pena di regalare ad amici e persone care soprattutto una speranza, quella di ritrovarsi insieme, e tutti davvero vicini, anche se solo nelle proprie più intime fantasie.

Se quindi siete in mostruosissimo ritardo coi regali, e non avete grosse idee su cosa regalare a qualcuno che amate (ma è davvero possibile non avere idee per un pensiero a qualcuno che si ama?; lo si ama davvero, quel qualcuno, se non si riesce a sentire che cosa potrebbe fargli piacere?), il suggerimento è quello di scaricare da Itunes tutte le versioni possibili e immaginabili di quella canzone, masterizzarle su un cd e, consegnando il pacchetto, confessare al destinatario del vostro dono che, magari solo nei vostri sogni, vorreste tanto essergli vicini per questo Natale.


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