Alla fine ci sono riuscito. Come immaginato e in un certo senso quasi auspicato giovedì scorso (pochi minuti fa, per me che scrivo) mi sono involontariamente trovato nel bel mezzo della guerriglia urbana ateniese, tra petardi, bombe molotov e schiere di poliziotti con l’elmetto e lo scudo trasparente.
Stavo seguendo il mio programma lavorativo, che prevedeva una ricognizione completa delle principali librerie del centro, quando passando in Stadiou Avenue, non distante dal palazzo del parlamento, mi sono reso conto di essere nel bel mezzo di un vero e proprio riot antigovernativo. Giovani ragazzi vestiti di nero e con la bocca coperta da fazzoletti, sciarpe o mascherine antigas insultavano i gruppo di poliziotti schierati, lanciavano pietre e spranghe, urlavano parole incomprensibili (per lo meno a me). Tutte le saracinesche dei negozi erano abbassate, le vetrine protette dietro barriccate di legno. Insomma sembrava di essere a Genova nei giorni del G8 2001.
Con una sola differenza: che, esattamente come me, un centinaio di altre persone anziché fuggire, si erano fermate lì in a seguire la scena, uomini e donne in completi regimental da businesspeople della city che si mettevano in piedi sulle panchine, sui muretti delle fontane, per assistere meglio allo show. Un gruppo di impiegati si era lasciato chiudere dentro la caffetteria Starbuck i cui tavoli davano proprio sul Panepistimiou, teatro dei lanci di oggetti e di insulti. Seduti davanti alla loro bella tazza di American Coffee, si godevano quel ritaglio di storia greca contemporanea. Inutile precisare che tutti scattavano foto con il loro telefono cellulare.
Era insomma una scena un po’ paradossale, ma perfettamente al passo coi tempi che viviamo. Da un lato questi ribelli coi loro saffi, le loro armi rudimentali e la loro rabbia nera a urlare ingiurie fronteggiando i poliziotti, dall’altro questo esercito di curiosi e fanatici del bluetooth tutti contenti di poter assistere davvero a una notizia da telegiornale, a ritrovarsi insomma in prima fila senza dover nemmeno pagare il canone, o il biglietto d’ingresso. La vita, il sociale e la politica debordate nel reality show.
Oltre che al fumo delle molotov, devo ammettere che si respirava una certa aria di assurdità impregnata nel quotidiano, e di perdita di punti di riferimento. Perché se i libri di storia ci hanno insegnato che le guerre e le battaglie in genere sono fatte di due soggetti opposti che si contrappongono e combattono tra loro, la nuova versione dei fatti è più articolata: mentre le due fazioni in conflitto combattono, poco più in là ne troverete sempre una terza che divertita osserva, riprende col telefonino e commenta come se si trovasse in poltrona davanti a un film.










