venerdì, 14 dicembre, 2007 09:36
Scritto da Daniele
…e dopo aver stilato un elenco di 20 titoli immortali della letteratura da includere come must nella mia letterina a Babbo Natale, non posso esimermi dal soddisfare le aspettative dei lettori più raffinati e attenti, che ogni venerdì cliccano il mio blog per non perdersi l’ennesima puntata della fortunata rubrica “Weekend al Cinema Porno”.
Per coerenza natalizia, mi permetto di sfoderare la mia cultura in materia redigendo qui di seguito una lista di altrettanti capolavori che ogni cineasta degno di questo nome deve assolutamente sfoggiare sui suoi scaffali in rovere antico. Perché come già segnalato l’anno scorso (ma io sono così avanti coi tempi da potermi ripetere senza risultare superato), è senza dubbio molto chic tornare bambini e inserire tra le proprie richieste a Santa Claus almeno un giocatollino erotico, sia esso un dildo, un paio di manette, una tutina in latex o qualsiasi altro gadget per un caldo Natale.
Così, chi scegliesse di approfittare dei regali di nonne e zie per incrementare la sua collezione di DVD hard core, trova qui di seguito 20 titoloni 20 da non perdere per nessuna ragione al mondo.
E mi raccomando: diffidate di chi vi giudicherà per la presunta indecenza dei vostri desideri, anche perché in genere coloro che vi guardano con l’occhio truce giudicandovi con astio sono gli stessi che durante le feste affollano i multisala mettendosi in coda per vedere De Sica; e resta tutto da stabilire chi, fra loro e voi, sia il vero perverso.
“Behind the Green Door”, di Jim e Artie Mitchell, 1971
Un’orgia colossale che sembra trasformarsi in una visione psichedelica: porno sotto forma di LSD. Visionario, eccitante, strepitosamente vintage. Da non perdere anche il film di circuito “normale” Rated-x (“Vietato ai minori” nell’edizione italiana), firmato dai fratelli Cohen e incentrato sulla vera storia della realizzazione del film.
“Gola Profonda”, di Gerard Damiano, 1972
Il caposaldo dell’hard core, il cult-movie per eccellenza. Per acquistarlo non avete nemmeno bisogno di entrare al Sex-Shop: è in catalogo persino da Feltrinelli.
“The devil in Miss Jones”, di Gerard Damiano, 1972
Un melodramma metafisico in cui si dispiega con incisiva espressività la tensione tipica del regista, e la dicotomia tra l’esigenza di liberazione sessuale e un concetto di peccato di matrice cattolica. Grande l’interpretazione di Georgina Spelvin.
“Three A.M.”, di Robert McCallum, 1975
Omicidio, incesto, senso di colpa, suicidio finale in una famiglia borghese, con le scene di sesso sempre inserite organicamente nella trama. Un plot e una regia cui gli spettatori del porno contemporaneo sono disabituati. Grande cast, degno per lo meno di un buon B-movie hollywoodiano. Notevoli Georgina Spelvin (omicida e suicida) e il giovane Charles Hooper.
“The seduction of Lynn Carter”, di Wes Brown, 1975
La moglie di un inustriale, con figlio tredicenne, viene sedotta e sessualmente soggiogata da un ex-hippy. La confessione al marito non risolve e il finale resta aperto. Girato in modo forse un po’ rozzo, resta uno dei migliori esempi di come il porno possa usare temi sociali più ampi. Meraviglioso Jamie Gillis nel suo ruolo più tipico (il vilain amorale).
“The Opening of Misty Beethoven”, di Henry Paris, 1976
Versione hard di Pigmalione di Shaw, miscela con grazia umorismo e sesso a tinte forti. Il professor Higgins è qui un ruffiano/sessuologo (Jamie Gillis) che educa la Eliza Doolitle di turno (Constance Money) alle arti della prostituzione.
“Eruption”, di Stanley Kurlan, 1976
Buon remake hawaiano della “Fiamma del Peccato”, e uno dei migliori porno-noir, merita di essere segnalato per l’interpretazione di Lesile Bovee e soprattutto del Grande John Holmes.
“Odissey”, di Gerard Damiano, 1977
Il film più triste e cupo di Damiano. Tre episodi: nel primo una giovane coppia (Richard Bolla e Nancy Dare) ritrova il feeling sessuale dopo aver (tristemente) partecipato a un’orgia; il secondo è una serie di vignette “psicoanalitiche”; nel terzo una modella (ben interpretata da Susan McBain), ripetutamente usata dagli uomini, si rifugia nel suo appartamento e, dopo aver sognato un amore romantico, si suicida trucemente. Con una straordinaria epigrafe del regista: “All’inizio nasciamo, alla fine moriamo. Il resto è chiamato vita”. Alla facciaccia di chi considera il porno un fenomeno trash e sottoculturale.
“Anna Obsessed”, di Martin & Martin, 1977
La storia di un fallimento matrimoniale si intreccia con le vicende di un serial killer. Nel mezzo, la moglie (Constance Money) riscopre la gioia della sessualità con una fotografa (Annette Haven). Film di sogni e desideri (insoddisfatti e soddisfatti), immerso in un’atmosfera leggermente allucinata.
“V- The Hot One”, di Robert McCallum, 1978
Quasi un remake di “Bella di giorno”, si tratta della storia di Valeria, insoddisfatta della relazione col marito, che comincia a prostituirsi spinta quasi da un desiderio di abiezione. Film crudo e, dal punto di vista psicologico, quasi realistico. La miglior interpretazione di Annette Haven.
“Taboo”, di Kirdy Stevens, 1980
Realistica descrizione di un incesto madre-figlio adottivo, con Katy Parker (qui già oltre la quarantina) che dà splendidamente corpo alla tensione tra le convenzioni e la superiore forza del desiderio.
“Amanda by Night”, di Robert McCallum, 1980
Uno dei migliori porno-polizieschi mai realizzati, credibile e girato come un noir. Un omicidio nell’ambiente delle prostitute e le indagini condotte dal tenente Ambrose (Richard Bolla) coadiuvato dalla squillo Amanda (Veronica Hart).
“Hot Lunch”, di Harold Perkins, 1982
Romantica storia di un ragazzo di campagna (Joan Martin) che fa carriera nella grande città, controvoglia, grazie alle sue prestazioni sessuali. Alla fine, comunque, il protagonista sceglierà l’amore.
“Taboo American Style”, di Henry Pachard, 1985
Un’epopea in quattro puntate sul tema dell’incesto. Padre/figlia, madre/figlio, fratello/sorella, in una storia di potere, dubbi e pentimenti, incentrata sul personaggio amorale della figlia (Raven). Grandi le interpretazioni dei genitori: una Gloria Leonard squassata dal dolore e un Paul Thomas condotto all’infarto dalla figlia.
“New Wave Hookers”, di Greg Dark, 1985
Inaugurò l’era del wall-to-wall, ovvero delle scene di sesso slegate e senza vera trama. Il film è però visivamente opulento e grandioso, guidato da un Jamie Gillis in maglietta nera con la scritta “Anarchy” che dà voce alla filosofia un po’ nichilista del regista.
“Mystic Pieces”, di John Stagliano, 1989
Considerata l’epoca in cui è stato realizzato, è anomalo sia per la lunghezza (due ore e venti), sia per l’esistenza di una qualche trama. Interpretati dallo stesso Stagliano, i sex acts sono girati con una lussureggiante sovrabbondanza di particolari.
“Night trips”, di Andrei Blake, 1990
Allineandosi alla moda del wall-to-wall, Blake ha girato un film di fantascienza onirico, denso di effetti speciali e immerso in un’atmosfera erotica allucinata. Poca attenzione per la trama (praticamente inesistente) e grande cura per i particolari, nonché per la tecnica registica.
“Tutta una vita”, di Mario Salieri, 1992
Vita, morte e tradimenti in una famiglia del Sud durante la seconda guerra mondiale. Lo zio fascista violenta le nipoti e denuncia ai tedeschi il nipote e il fratello; una delle ragazzine prima lo seduce, poi lo giustizia. Con un record: il primo sex act ha luogo mezz’ora dopo l’inizio del film.
“Concetta Licata”, di Mario Salieri, 1994
Melodramma sulla mafia, incentrato su una testimone (ben interpretata da Selen) che subisce ricatti e violenze da parte di mafiosi, preti e poliziotti. Praticamente un documentario-verità.
“Sex”, di Michael Ninn, 1994
Sulla falsa riga di Blake, Ninn ha costruito un film ipertecnologico e visivamente suggestivo, anche se parecchio freddo e cerebrale.