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Questo Natale Viola

In genere è bianco, spesso rosso, o magari nero, se lo passi con zii e nonni inesistenti per tutto il resto dell’anno e miracolosamente ricomparsi il 25 dicembre per celebrare insieme la grandezza e l’importanza della famiglia tradizionale; tutt’al più è al verde, quando anche la tredicesima se ne va in bollette e conti vari da pagare. Per me invece il Natale 2007 è stato Viola, decisamente Viola.

L’ho festeggiato con due giorni di anticipo, consumando un frugale pasto a base di trofiette al pesto e torta al limoncello e, a differenza della solita giornata tra parenti che mi sembrano estranei, è stato un pranzo con estranei che a me sembravano parenti. C’erano Fabrizio e Roberto da Imola, che avevo incrociato fugacemente quattro anni fa; e Giuseppe di Asti, col quale al massimo avrò passato tre ore in cinque anni, e un altro Roberto, mai visto né sentito prima di allora, e poi Marcello di Modena, che sì, un po’ di più nella mia vita c’è entrato, ma mica tantissimo. Eppure per le sei ore di un pomeriggio siamo stati senza ombra di dubbio consanguinei, della razza migliore, vale a dire di quelli che non si ritrovano legati fra loro per combinazione, ma che al contrario si sono scelti. Certo con criteri alquanto opinabili, buffi e approssimativi, ma questo non conta granchè.

Perché noi ci siamo riuniti in quanto accomunati dall’amore per la reginissima del trash anni ’80, la capostipite del canto sfiatato, stonato e squinternato, vale a dire la grande Viola Valentino, profetessa di tutti i Romantici fanatici delle derelitte pop.

E’ ancora in scena in questi giorni quello che pare essere il più grande flop della stagione teatrale 2007-2008, vale a dire “La surprise de l’amour”, il musical ispirato alla commedia del francese Marivaux, prodotto dalla Pro Loco di Genova Voltri, e interpretato da una serie di reietti dello showbusiness italiano quali – oltre alla Regina Viola – Stefano Sani (impossibile sapere chi sia se avete meno di 27 anni), Leda Battisti, Manuel Casella.

Noi ci siamo andati in massa, a sostenere la nostra beniamina in questa specie di avventura artistica che aspirerebbe a circuitare per l’Italia e magari a finire al Sistina di Roma ma che, ahimè, assomiglia più a una recita scolastica allestita con un po’ di denaro. Testo debole debole (si può dire quasi inesistente), canzoni piacevoli ma spesso distrutte dai cantanti non professionisti, scenografia minimalista che per carità, avrebbe anche un suo perché, però il musical ha bisogno di tutt’altro contonrno, la presenza di Casella giustificata solo dalla sua relazione con Amanda Lear (presente in sala) e dal notevole pacco nei pantaloni che per le due ore dello show ha diviso il pubblico tra chi lo riteneva vero e chi invece era certo fosse imbottito.

Ma non era la qualità dello spettacolo a interessare a me e ai miei adoratissimi sconosciuti, anzi, al contrario, noi siamo diventati amici proprio perché condividevamo questo amore perverso per il trash, il basso livello, l’esatto contrario dello star system e delle ribalte da biglietto d’oro. Ci piace Viola perché è così, come noi, una che ogni giorno lotta con l’amministrazione di condominio da pagare, perchè ancora vive del sogno di fare quel colpaccio che ti cambia la vita (e certo chi è stato primo in hit parade e ha cantato una canzonetta che si ascolta con piacere ancora oggi ha anche i suoi bei motivi per illudersi), e perché dopo lo spettacolo non scappa via su una coupé ma invita tutti a bere un bicchiere di vino, e paga pure il conto.
Ci piace Viola perché ha bisogno dei nostri consigli, le interessa il nostro parere, e perché per molti aspetti perdere è molto più bello che vincere, essere sfigati e derelitti aiuta a sentirsi tutti uniti, nella stessa barca, nella stessa vita, mentre il successo e il denaro dividono, montano le teste, rendono più soli.

E magari “La surprise de l’amour” finirà la sua corsa ancora prima di cominciarla, e a tutti coloro che ci hanno lavorato dentro sembrerà di aver perso tempo e soldi; eppure io, Fabrizio, Roberto, Giuseppe, Roberto e Marcello ce ne auguriamo altri mille, di flop come questo, perché a un megaconcerto tenuto da una diva di successo in uno stadio con centomila persone non ci saremmo nemmeno incontrati, e invece grazie alla derilittissima, meravigliosa Viola, questo Natale siamo stati tutti insieme. Diva compresa.

Comments

  1. anch’io c’ero… ed è stata proprio una gran bella giornata! e poi non ricordavo che cantassi cos

  2. Proprio una gran bella giornata!

    Grazie di tutto….anche del bel racconto sulla giornata insieme che hai fatto.

    Ciao

    Fabrizio