Mi capita raramente di leggere un romanzo o vedere un film e pensare “questa storia avrei voluto scriverla io”, perché per quanto l’opera mi piaccia, per quanto la senta vicina, quasi mai la sento assomigliarmi, rappresentarmi, avere davvero a che fare con me. La sera di Natale, invece, uscendo dal cinema ho proprio pensato così, che quella storia avrei voluto – o meglio potuto – scriverla io.
Nel marasma di cretinerie e spazzatura che le case di distribuzione vomitano nelle sale a Natale, quando i cartelloni si riempiono di tutte le idiozie che durante l’anno farebbero fatica a raccogliere spettatori e invece durante le feste diventano campioni di incassi, zitto zitto un film anglosassone sta rosicchiando biglietti venduti ai soliti De Sica e Pieraccioni, e salvando le serate di quei tradizionalisti che al cinema ci vanno ancora per vedere il film.
Il soggetto della pellicola è semplice, quasi banale: per provare a salvare il nipotino dalla morte, una nonna senza un soldo ma molto volenterosa si fa assumere dal titolare di un sex club come operatrice di glory hole, simpatici buchi su una parete in cui gli avventori del locale possono infilare il loro pisello per farsi masturbare da gentili e morbide mani femminili. In breve tempo la timida e imbarazzatissima pensionata si trasformerà in una specie di mito per i clienti, al punto di diventare, sempre rimanendo celata nella stanzetta dietro la parete, la celeberrima Irina Palm, regina delle dispensatrici di piacere a Soho, London.
Un’idea che data in mano a Vanzina o a Tinto Brass sarebbe diventata uno squallido filmaccio di serie c, e che invece grazie alla sceneggiatura scritta benissimo, al preciso alternarsi di sketch esilaranti e momenti di commozione sincera e mai patetica, e soprattutto grazie alla magistrale interpretazione di Marianne Faithfull si trasforma in un gioiellino narrativo degno di tutti quei premi che sicuramente, considerato l’argomento “scabroso”, non arriverà mai a vincere. Una storia – dicevo prima – che avrei potuto scrivere io, perché contiene tutti gli ingredienti a mio parere fondamentali in una buona trama: la risata canzonatoria, l’inevitabile tristezza dell’esistenza, una spruzzata di pepe porno (sebbene il film sia in realtà castigatissimo), un finale aperto da affidare alla coscienza dello spettatore e quel pizzico di cuore che piace tanto al pubblico e che fa molto Natale.
Lo consiglio a chi la notte di San Silvestro non avrà grandi festeggiamenti da fare, a chi vuole chiudere l’anno in una maniera semplice ma intelligente, economica eppure ricca. A chi per salutare il 2008 non ha bisogno di grandi clamore, di lustrini e musica a tutto volume: gli basta un bel film. Un bel film e poco altro, come tornare a casa e stappare una bottiglia con chi ama o, nel caso festeggi in solitudine, come entrare in un sex club e andare in cerca della sua personale Irina Palm.










