Tant’è ci ricasco sempre. A dispetto delle frasi fatte sciorinate ogni volta, dei soliti luoghi comuni secondo quali “l’ultimo dell’anno è una notte come tutte le altre, quindi non c’è bisogno di organizzare niente di speciale”, eccomi di nuovo qui a mettere insieme amici e tartine per bruciar via un altro anno che se ne va, sto diventando grande, lo sai che non mi va.
Ma, come noto, non sono il tipo da sballi in discoteca, da voli per Ibiza con tabella di marcia serratissima e andata e ritorno in meno da ventiquattr’ore, né da bottiglia di spumante stappata in piazza, al freddo e al gelo, sotto la doccia delle bottiglie di spumante altrui stappate da chi il brut può anche permettersi di sprecarlo perché tanto di alcol è già bello pieno. Così ho radunato uno strano miscuglio di amici e conoscenti la cui pagina del 31 in agenda era ancora libera, il solito curioso cocktail di persone diversissime tra loro, non accomunate da nulla se non dall’essere sulla mia (blindatissima) rubrica del telefono, ho invitato tutti a conservare gli avanzi di Natale e Santo Stefano e dunque stasera l’anno nuovo lo aspetterò nello stesso luogo in cui presumibilmente ne trascorrerò la fetta più consistente, cioè a casa mia.
Ma una festa – per quanto semplice, familiare e domestica – non è una festa senza un tema, un trait d’union che crei un po’ di atmosfera, e che il party lo faccia cominciare già i giorni prima, impegnando ogni invitato nella preparazione di look e accessori vari. Non c’è nemmeno stato bisogno di scervellarsi a lungo, David ha lanciato la proposta e il gruppo l’ha approvata subito all’unanimità: il Capodanno 2008 sarà all’insegna delle parrucche, e ognuno scelga quella che preferisce, caschetto stile Carrà, ricciolona alla Branduardi, afro con treccine reggae, fucsia e lunga fino alle chiappe come una transessuale, o magari, perché no?, una pelata finta applicata su una fluente chioma reale. Bastano pochi spiccioli (le botteghe cinesi abbondando di folte chiome sintetiche a otto massimo dieci euro), e un po’ di voglia di ridersi addosso, di cominciar l’anno prendendosi molto poco sul serio, per poi magari continuar così anche a feste finite.
E fedeli alla tradizione secondo cui nella notte di San Silvestro è di buon auspicio liberarsi delle cose spiacevoli dell’anno appena conclusosi scrivendole su un foglietto da bruciare allo scoccare della mezzanotte, sarebbe bello magari buttare nel camino le finte acconciature, e togliersi così di mezzo tutti i parrucconi e i codini che nel 2007 hanno fatto ripiombar l’Italia e le nostre vite in un medioevo della cultura e dell’etica. Perché certo sono solo rappresentazioni, gesti simbolici, certo la realtà ha poco a che fare con i gesti bonehur e le cabale scaramantiche, ma tentar nuoce, e nella speranza che il buongiorno si veda dai primi minuti del mattino, può valer la pena di provare.
In ogni caso auguro un 2008 pieno di ottimi post a tutti coloro che fedelmente mi leggono ogni giorno, a quelli che con minor assiduità ma identica costanza vengono a curiosare cosa scrive il vecchiotti, e anche a quelli che mi cliccano una volta e poi mai più. Io sarò qui anche nell’anno nuovo, perché comunque vada non mi mancheranno aneddoti da raccontare, notizie da commentare, impressioni da condividere, cammini da intraprendere. E auguro a me stesso che, come nel 2007 che oggi si chiude, ci sia sempre qualcuno che abbia voglia di fare quel piccolo, minuscolo pezzetto di strada insieme a me.






In genere è bianco, spesso rosso, o magari nero, se lo passi con zii e nonni inesistenti per tutto il resto dell’anno e miracolosamente ricomparsi il 25 dicembre per celebrare insieme la grandezza e l’importanza della famiglia tradizionale; tutt’al più è al verde, quando anche la tredicesima se ne va in bollette e conti vari da pagare. Per me invece il Natale 2007 è stato Viola, decisamente Viola. 