"Il Cosmo secondo Agnetha" di nuovo in libreria

12 April 2017

Inaspettatamente - ed inspiegabilmente - Las Vegas Edizioni ha deciso di mandare in libreria una nuova edizione de "Il cosmo secondo Agnetha", a nove anni dal suo debutto ufficiale, e ...

Leggi Tutto

Non c’è su Amazon, non c’è su iTunes, non c'è su Facebook. Quindi mi piace.

10 June 2014

Non è che uno si chiama Vecchiotti così, a caso. E io devo fare i conti con me stesso: l’omen che già nel nomen mi porto addosso racconta già tutta la ...

Leggi Tutto

Scrittori a vento

10 February 2014

Se ne parla sempre più spesso, e con crescente accanimento, fioriscono i dibattiti sui forum dedicati al tema dell’editoria, e dunque credo urga arrivare a un punto, e ridefinire cosa ...

Leggi Tutto

Book Morning Agnetha

14 January 2014

«Oooohhh Danielita! Avete visto? C'è ancora qualcuno che si ricorda di noi! E voi che vi ostinate a pensare che, data l'età, per le librerie e le darkroom siamo ormai ...

Leggi Tutto

Seguirà dibattito

8 January 2014

L’imminente scomparsa della pellicola a 35 millimetri che, a brevissimo, verrà sostituita dalla proiezione digitale in tutte le sale cinematografiche in grado di convertire il loro impianto (con l’inevitabile moria ...

Leggi Tutto

tastier-jukebox

Romanzi con le tette

Si sa, il poeta maledetto fa sempre cassetta. Basta riuscire a miscelare un po’ di pseudotrasgressione e qualche massima sulla vita per far scattare la macchina del marketing editoriale, e diventare subito un caso.
Michel Houellebecq è l’ultimo grande genio inventato dall’industria del libro e dato in pasto al pubblico pronto ad abboccare. Le pagine di critica letteraria sui rotocalchi abbondano di parole lusinghiere, chi lo apprezza per la lucidità cinica, chi per l’espressivissima inconsolabilità, chi per quella trasgressiva disillusione e lo svacco di un uomo che ha persino il coraggio di fare esternazioni forti come “Fumo, non faccio sport, nessun controllo medico. Non ho paura di invecchiare”. Insomma un grande autore di controtendenza.

Ho letto il suo romanzo “Piattaforma” un po’ per rimanere al passo coi tempi e conoscere anch’io questo fenomeno della narrativa, un po’ perché stimolato da una collega che stimo e che me ne aveva parlato bene. In effetti le prime pagine non promettevano malaccio. Una prosetta semplice, frasi brevi che non affaticano né chi le legge né chi le ha scritte, uno stile povero povero che però per i critici può diventare “secco e asciutto”, ma tutto sommato c’erano delle interessanti immagini-specchio del marketing sociale, questo ricorrere di etichette, brand e titoli di programmi televisivi che sembrava una buona fotografia del nostro vivere contemporaneo.

Peccato poi che il buon Michel si lasci prendere la mano dal porno, dalla trametta da romanzetto, da personaggi di una completezza fastidiosissima come Valerie (bella, giovane, intelligentissima, di successo, con un cuore grande così e un clitoride di dimensioni ancora maggiori, abbondante di risvolti lesbici e puttaneschi che per il maschio etero sono la ciliegina sulla torta della perfezione), e da tutti quei meccanismi furbi tipici del best seller che lui stesso, dall’interno delle sue pagine, ripudia ferocemente come credendosene esente.

Il viaggio nel mondo del turismo sessuale di Houellebecq e della sua pornogiulietta è un susseguirsi di interessanti scopate descritte nel dettaglio, e lì niente da dire, sono paragrafi efficacissimi, da masturbazione continua, un’ottima prestazione di scrittore hardcore, per carità.
Quello che da fastidio è questa posizione sempre ambigua, volta ad accontentare sia chi condanna lo sfruttamento delle popolazioni povere schiacciate dal mercato dell’eros sia a chi lo adora, lo pratica o sogna di farlo E’ un romanzo che mette d’accordo tutti, specialmente mette d’accordo con se stesso chi vuole al contempo sognare di fare il porco con deliziose massaggiatrici minorenni in un bordello di Bangkok e poi pavoneggiarsi nel ruolo della persona sensibile e orientata al sociale che condanna ogni sfruttamento.

Il nostro caro romanziere, scrivendo un po’ di qua un po’ di là, prende sia la posizione del moralista attento alla sensibilità delle sue puttane, sia quella di chi non sa vedere tre centimetri più in là del suo glande, e pensa che il sesso esotico a pagamento sia la forma più evoluta di paradiso in terra.

Personalmente ho visitato i bordelli e i topless bar di Bangkok in un viaggio di lavoro insieme a un inglese marcio di birra che mi insegnava a riconoscere le ragazze di città da quelle di campagna partendo dalla forma del loro culo, ho passato una vera notte di inferno circondato di ballerine con le tette numerate, in totale panico non tanto perché io sia uno di quei gay che pensano che la vagina morda, tutt’altro, ogni tanto un guizzo di eterosessualità mi da quell’ebbrezza di trasgressione che trasmette piacevoli brividi, quanto per il senso di miseria, di tristezza, di morte che trasudava dai muri e dagli sgabelli di quel nude-pub. Leggere le pagine entusiastiche di “Piattaforma” questo romanzo con le tette (come tutti gli altri di questo genio, che non a caso ha esordito in Italia con la poesia “La fessura”) in cui Houellebecq racconta la verità tutta parziale di un egoista impotente alla vita mi ha fatto sentire una tremenda puzza di bugia narrativa e sociale.

E poi è troppo facile tacciare chi ti critica accusandolo di moralismo, qui il moralismo non centra nulla, puoi essere il più grande libertino del mondo e schifarti comunque dei soprusi e degli squallori del mondo. Chi sostiene che il libro di Houllebecq è un libro falso e scritto apposta per giustificare i comportamenti ferini di certi uomini da poco diventa immediatamente un codino, un benpensante. Ottima argomentazione infondata, ottima difesa comoda da quattro lire.

In ogni caso, per non buttarla sull’etico che altrimenti qui si va per le lunghe, a dimostrare che il libro è vuoto e fasullo bastano le stesse parole stampate al suo interno, basta il ridondare di aggettivi insignificanti (proprio nel senso che non significano nulla), messi lì ad ingannare, parole che fanno finta di dir qualcosa e invece non dicono niente. Provate a leggere ad alta voce questo paragrafo:

Trascinati dalla corrente, radi ciuffi discendevano il fiume. Il canto degli uccelli riprendeva piano, si librava dalla giungla immersa in una bruma leggera. A sud, proprio in fondo alla valle, in lontananza si disegnavano gli strani contorni delle montagne birmane. Avevo la sensazione di aver già visto quelle forme azzurrate, sinuose ma qua e là spezzate da bruschi dislivelli. Forse nei paesaggi dei primitivi italiani, visti durante una gita al museo, ai tempi del liceo.

Insomma… può ancora essere tacciato di moralismo, chi critica Houellebecq, o forse si tratta solo di qualcuno che ama la narrativa scritta come si deve?

Tag:  

Comments

  1. Essere di “controtendenza” ed avere un grande successo internazionale qualche sospetto di disonestà certo lo pone. Ma anche chi lo critica non fa parte forse dello stesso gioco? Ci sono tutte le contraddizioni della nostra “cultura occidentale” come direbbe lo stesso Houellebecq, un po’ bigotta, un po’ masochista, un po’ invidiosa del successo altrui e piena di vanità nel sentirsi parlare di “ragioni” che sono vere e false nello stesso momento, senza meraviglia per nessuno. Il pregio più grande di questo scrittore credo stia proprio in questo, essere “veramente” lui stesso la rappresentazione vivente e scrivente di una declinante cultura che concupisce il proprio dissolvimento.

  2. già il fatto di essere definito di “controtendenza” significa che sei in piena tendenza… non c’è nulla di più retorico dell’anti-retorico… e non c’è nulla di più conservatore dello spacciarsi per trasgressivo…

    :-)

Questo sito utilizza cookies per monitorare l’attività web del sito e migliorare la vostra esperienza di navigazione. Per avere ulteriori informazioni, consulta la nostra cookie policy. Per saperne di più | Chiudi