"Sanremo Gran Casinò"... e due!

28 January 2012

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27 January 2012

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I refusi sono antierotici

26 January 2012

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Sanremo Gran Casinò: stasera si replica!

25 January 2012

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Facciamoci una bella sauna-rotonda

23 January 2012

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Giuriamo che Adriano Celentano non ci sarà, e che il compenso dei nostri conduttori è circa un milione di volte inferiore al quello portato a casa dal molleggiato!

Stiamo ovviamente parlando della Seconda Serata di “Sanremo Gran Casinò”, che partirà (stavolta puntualissima, parola di scout!) stasera alle ore 21.00.

Un altro weekend in compagnia del Festival di Tutti i Festival, con una puntata davvero piena di star.

Qui sotto trovate l’anticipazione dei 15 nomi (e deile relative canzoni) che sfileranno sul palco del Teatro Ariston di Sampierdarena per regalare a tutti coloro che – viste le previsioni del tempo – sceglieranno di passare il sabato sera nel tepore dei bei ricordi musicali.

Paola Lippi Wuber ha mantenuto il massimo riserbo sugli stilisti scelti per i suoi abiti di questo secondo appuntamento, ma promette un’esplosione di sensualità (o, forse, solo un’esplosione del vestito). 

Il Divologo ed Enrico Maria Mughetti sono di nuovo alla ricerca di gustosissimi retroscena del tutto inediti, mentre la Giuseppe Baudo Cosa Nostra Jazz Band continua le prove insieme agli straordinari VIP che, anche stasera, si alterneranno alla direzione d’orchestra.

Grandissima attesa per la rubrica “Le Grandi Escluse” che questa volta proporrà un medley a tinte forti e dai sapori decisamente orgiastico-perversi, andando a riesumare veri e propri cadaveri festivalieri.

Insomma.. un’altra puntata che, davvero, nessun cultore del Festival potrà perdere! E nemmeno tutti gli altri…

Diretta web a partire dalle 21.00 sulle applicazioni “Radio Stonata” di Apple e Android nonchè, ovviamente, qui su danielevecchiotti.it.

Grazie al mio amico e angelo custode letterario David Baldanzi, mi sono reso conto che da troppo tempo ormai non parlo, su questo blog, dei libri che leggo, oltre di quelli che scrivo.

Per tale motivo, ecco qui un breve excursus di piccoli commenti e recensioni tutte personali dei titoli che, da dopo Natale a oggi, hanno riempito lo schermo del mio ebook reader.

Philip Roth – “La mia vita di uomo”, Einaudi
Uno crede di essere una persona complessa, contorta, un po’ perversa, problematica. Poi legge Roth e si rende conto che essere complessi, contorti, un po’ perversi, problematici è la più naturale delle condizioni umane. E, d’improvviso, si sente normale, vivo. E, almeno per il tempo di 374 pagine, non è più solo.

Franz Krauspenhaar – “1975-Nonostante Pasolini, e purchè Buzzanca non lo sappia, al liceale piacciono le donne “, Caratteri Mobili
Una lucida e onesta fotografia di un affascinante periodo della storia italiana. Coinvolgente lo stile dello scrittore, bella ed encomiabile la sua sincerità e l’amore per il vero con cui smaschera le contraddizioni e le follie di quegli anni caldissimi di ideologie e impegno ad ogni costo. Peccato solo che, troppo spesso, la narrazione ceda il passo a una più fredda lista di nomi, eventi e analisi da documentario, facendo scendere la tensione con pagine simili più a un articolo di giornale che non alla bella e interessante prosa di cui Krauspenhaar sembra capace.

Murakami Haruki – “1Q84″, Einaudi
Sono arrivato fino all’80% dell’ebook. Poi ho detto basta. Chi me lo fa fare di continuare? All’inizio il romanzo scivola via molto bene, tiene incollati alla pagina, fa venire voglia di andare avanti, ma dalla metà in poi cominci ad odiare l’autore per questo minestrone al gusto sushi. C’è dentro tutto: il thriller, la fantascienza, il romanzo sociopolitico, la telenovela, il presunto saggio, il simbolismo, la letteratura rosa (con queste storie d’amore improponibili, chili di personaggi “senza un filo di grasso” e frasi da romanzo Harlequin). Manca solo una cosa: lo stile. L’autore si dimentica che un romanzo non è fatto tutto di trama, ma soprattutto di scrittura, e non mette una sola idea nella costruzione delle frasi. Per non parlare di quel continuare a usare il verbò “annuì”, falso e letterario quanto non lo era nemmeno Liala…

Roberto Saviano – “Super Santos” Feltrinelli
Sono sempre stato una schiappa, a pallone, non mi è mai piaciuto. Ma le scene che Saviano descrive nella prima parte del libro me le ricordo tutte per averle vissute in prima persona. Mi ha fatto sorridere, rivivere il mio passato di bambino brocco, e anche un po’ soffrire per quei difficili ricordi d’infanzia.
Nella seconda parte, però, tutto scivola nel mero cronacismo, e Saviano si perde un po’: butta tante informazioni giudiziarie in pochissime righe, la dimensione del racconto intimo si perde. E ti rimane addosso il malessere. Per la camorra, certo, per le tue ferite d’infanzia mai rimarginatesi. Ma anche per un piccolo gioiellino di narrativa lasciato a metà.

Serge Latouche – “Breve trattato sulla decrescita serena” Bollati Boringheri
In Italia siamo abituati a sentire ripetere queste teorie da Beppe Grillo (che credo le abbia prese pari pari proprio da qui), ma spiegate da Latouche perdono quel tono a metà tra l’estremismo e il cabaret tipici del comico urlatore. Quindi risultano ancora più convincenti. E poi poco conta se siano realizzabili o meno, se si tratti di ipotesi concrete o di utopie irrealizzabili. L’importante è sentire una voce diversa da quelle a cui siamo abituati, e rendersi conto che esiste anche un modo di pensare differente da quello $tandard (la S a dollaro non è un refuso) che tutti abbiamo ormai metabolizzato al punto da crederlo “normale”…

Giracchiando su Amazon con il mio Kindle per trovare non ricordo più quale scrittore celebre, la settimana scorsa ho inserito nel motore di ricerca una qualche parola-chiave (è il caso di dirlo) grazie alla quale sono finito dritto-dritto tra le cosce di un’autrice italiana di short stories per adulti che si firma con lo pseudonimo “Bionda Fama” (sono io a dedurre che si tratti di un nom-de-plum, e di una donna, ma cercherò di informarmi meglio al riguardo).
Non è narrativa pubblicata da qualche casa editrice e poi riversata in ebook per il mercato digitale, ma un’opera messa direttamente in vendita dall’autrice attraverso il tanto discusso sistema di self-publishing offerto da un numero sempre crescente di siti web, quello che consente a chiunque di commercializzare a costo zero il proprio romanzo rimasto per anni nel cassetto, il diario segreto, la lista della spesa di due giorni prima.

Malato di pornografia e letteratura come sono, ho deciso di vincere i miei pregiudizi da scrittorucolo snob e di lasciarmi tentare dalla lussuria di Bionda Fama. Ogni tanto è bello superare i propri preconcetti, le barriere mentali, e vedere se per caso non si scopre qualcosa di buono laddove mai ci si sarebbe aspettati di trovarlo. Speravo insomma che, se anche non sarebbe stato un romanzo che poi avrei citato, quanto meno, lì per lì, mi avrebbe eccitato.
Bionda Fama, tra l’altro, propone su Amazon un catalogo di titoli piuttosto variegato, che spazia dai generici “Racconti Erotici” alle “Storie porno gay” passando ovviamente per gli immancabili “Lesbo”, in una pansessualità molto egualitaria, politically correct e contemporanea.

Io però ho scelto “Gang Bang”, perché l’immagine di copertina (palesemente rubata da internet e modificata solo apponendo sopra il titolo con in banale accessorio “paint” di Windows) mi pareva particolarmente invitante. Avevo la sensazione che quello, di tutti, fosse il libro più rappresentativo dell’autrice in quanto molto probabilmente completo di ogni opzione e incastro sessuale, una specie di antologia “best-of” delle altre autopubblicazioni dell’autrice.

Mi ha sempre divertito la letteratura erotica; finché si trovavano in edicola, ho comprato parecchi dei vecchi libretti da una mano sola Olympia Press, quelli che spopolavano tra gli onanisti della parola negli anni ante-Internet. A mio parere, un buon racconto erotico, anche se lontano anni luce da un reale valore letterario, può regalare ottimi momenti di sano svago, e rivelarsi uno scacciapensieri migliore del solito thriller di cassetta o del romanzetto rosa ironico rassicurante alla Andrea Vitali.

E i racconti di Bionda Fama sono anche divertenti, efficaci nel loro stuzzicare la fantasia. Proprio come in un film porno, anche qui si salta tutto il petting dialettico e si passa subito al dunque, ma questo è proprio il bello. Perché noi lettori maschi (di qualunque sesso siamo) ogni tanto abbiamo bisogno anche di una sveltina narrativa.

Peccato però che, come quasi tutti i libri figli dell’autopubblicazione, “Gang bang” sia pieno di enormi sviste editoriali (refusi, interi paragrafi ricopiati due volte, spaventose ingenuità da dilettanti) e che questo, per chi decide di leggere una storia porno anziché vedersi un video sul web, sia un errore davvero imperdonabile in quanto smorza del tutto l’eccitazione e fa ammosciare l’entusiasmo.
Se decido di comprare un e-book porcellone anziché masturbarmi al volo su youporn, è perché buona parte del feticismo che mi mette in moto gli ormoni è scatenato da un rapporto perverso con la frase scritta, con la parola eiaculata nero su bianco. E quindi l’autore di narrativa erotica dovrebbe stare attentissimo e fare in modo che l’uso improprio della lingua sia solo un attività dei suoi personaggi, non una caratteristica del suo stile. Altrimenti invalida tutti i suoi sforzi.

Dunque mi permetto un piccolo consiglio per Bionda Fama e per chiunque deciderà di pubblicare in digitale le proprie fantasie: anche quando ci si autopubblica un racconto porno, è fondamente far rivedere a qualcuno le bozze del proprio lavoro. Altrimenti si trasmette solo un forte senso di impotenza e amatorialità pecoreccia.

Quando si tratta di narrativa zozza, il fai-da-te deve insomma essere l’obiettivo finale, non la metodologia di lavoro.

Per tutti coloro che proprio non hanno potuto rinunciare a una serata con gli amici o con Maria De Filippi, e che dunque sabato scorso si sono persi il debutto di “Sanremo Gran Casinò”, questa sera andrà in onda la replica della prima serata del Festival di tutti i Festival.

Alle 21 in punto su Radio Stonata, ma anche qui su danielevecchiotti.it

Come precedentemente annunciato, domani pomeriggio, alle ore 18, sarò alla Libreria-Café “La Citè” di Firenze per presentare “La Signorina Cuorinfranti”.
Rimango sempre sorpreso e imbarazzato di fronte a un invito a incontrare i lettori – effettivi o potenziali – di ciò che scrivo. Non capisco mai bene perché qualcuno dovrebbe ritagliarsi uno spazio nel suo tempo per venire a sentire me. Le volte in cui mi è capitato di trovarmi di fronte a un gruppetto di persone in qualche modo interessate ad ascoltarmi mentre snocciolo i particolari di un mio romanzo, più che parlare e rispondere alle domande altrui, avrei sempre voluto essere io ad intervistare il pubblico, e chiedere a me stesso chiedendolo a loro: “Perché siamo qui?”

Mi chiamassi Umberto Eco o anche solo Fabio Volo, comprenderei forse meglio (ma mai completamente) la altrui curiosità di vedere da vicino un luminare della cultura o un volto noto della tivù. Se fossi bello come Corin Farrell mi spiegherei il perché di quegli occhi puntati su di me. Ma essendo solo uno con una faccia normale, che non va in tivù e ha semplicemente scritto uno delle migliaia di romanzi riversati ogni anno nel mercato librario, non posso fare a meno di chiedermi quale sia il giusto atteggiamento con cui affrontare l’happening.

Così mi viene in mente che il modo più giusto e più stimolante per tutti di costruire un incontro in libreria è quello di partire dallo spunto fornito dal romanzo in questione e poi dialogare tutti insieme, senza un protagonista assoluto che stia sul palco a far da falso guru o da animale da fiera, ma lanciando  un argomento e lasciando ad ognuno lo spazio per dir la sua, e confrontarsi, scambiare esperienze ed idee, magari trovarsi in forte disaccordo. Conoscersi, insomma.

Negli anni ’60 e ’70 era anche a questo che servivano i libri e gli scrittori: a dare il là per un incontro tra le persone. Poi il mercato, la nascita del divismo letterario-televisivo la logica del best seller e del personaggio celebre ha cancellato tutto questo. Oggi gli scrittori da grandi tirature scimmiottano le star del cinema, e i romanzieri della domenica come il sottoscritto si fanno in quattro per celare la loro piccolezza dandosi ancora più arie.

Forse è venuto il tempo di cominciare a ritrovare il concetto di letteratura come punto di partenza per sentirsi tutti partecipi, piuttosto che come forma di elevazione del singolo a popstar.

Si chiamavano “tavole-rotonde”, all’epoca, e si facevano in mille luoghi, oltre che nelle librerie: dentro le cantine, nei retrobottega, in capannoni e casolari abbandonati, per strada.

Quando, lo scorso luglio, “La Signorina Cuorinfranti” uscì, considerando il fatto che la storia ruota attorno alle insicurezze estetiche di tutti noi, ed è ambientata in un centro benessere tra bagni turchi e solarium, avevo proposto all’editore un bel tour promozionale in tutte le saune, le SPA, i saloni di bellezza d’Italia. Mi piaceva l’idea di un gruppo di persone – autore compreso – che leggono un capitolo e lo commentano mentre sono coperti solo da un asciugamano stretto attorno ai fianchi. Mi attirava un sacco la possibilità di questa forma di relax completo, un’occasione di provare a perdere grammi di grasso magari guadagnando un poco di peso specifico esistenziale grazie al confronto intimo. Poi purtroppo non se ne fece nulla. Ma io farò il possibile per insistere, e per non perdere le speranze.

Perché se anche la narrativa non si rifà un po’ il look, e prova a rimettere in forma se stessa, rischia di morire di seriosità e delirio autoreferenziale.

Insomma, firorentini: vi aspetto domani sera alle 18. Con un asciugamano attorno ai fianchi.


NUOVO ROMANZO!!!

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