Un giorno qualunque

17 May 2012

Una volta si diceva “Io non ho nulla contro i gay, ho un sacco di amici gay” (su questa cretineria, per esempio, Gianni Morandi ha costruito l’intero Festival di Sanremo ...

Leggi Tutto

Il gioco dei ricordi

16 May 2012

E’ vero… si fa fatica a crederlo, eppure la gente si divertiva stando insieme anche prima dell’avvento di Facebook e del mondo digitale. Ci si riuniva comunque, e si passava il ...

Leggi Tutto

La sacrosanta solitudine dello scrittore

14 May 2012

Bevetevi un bel romanzo. O un saggio, o una poesia. Sì perché… secondo quanto dichiarato al Salone del Libro da Vincenzo Russi, direttore generale del Cefriel, il futuro dell’editoria starà ...

Leggi Tutto

Obama sarà il mio testimone di nozze

10 May 2012

Quelli che, solo per il fatto di avere un profilo Facebook, amano commentare e cercare di mettersi in mostra facendo sempre i bastian contrari possono continuare a insistere sul fatto ...

Leggi Tutto

Vivi e selvaggi come 2 Cavalli

9 May 2012

La primavera è ormai definitivamente arrivata, dunque noi di DISCORING siamo pronti ad uscire dagli studi radiofonici in cui siamo rimasti chiusi per tutto l’inverno e concederci qualche scampagnata vintage ...

Leggi Tutto

tastier-jukebox

Una volta si diceva “Io non ho nulla contro i gay, ho un sacco di amici gay” (su questa cretineria, per esempio, Gianni Morandi ha costruito l’intero Festival di Sanremo 2012 ma, appunto, parliamo di un uomo sessantottenne, incartapecorito e fuori moda come le sue canzoni).
Fino a pochi anni fa, comunque, tirar fuori quella frase buona per tutte le occasioni era il massimo della lotta all’omofobia che ci si potesse permettere in società, ed era un cliché buono più a darsi un tono da persona di mondo che non ad esprimere un concetto politico.

Negli ultimi tempi, invece, sembra che la marcia dei diritti iniziata a Stonewall nel 1969 abbia preso un’improvvisa accelerazione, il cui culmine è stato toccato con le recenti dichiarazioni di Barack Obama.

Adesso tocca a noi, a tutti noi, nessuno escluso.
E’ in primis necessario smetterla di votare per qualunque partito che non si schieri senza velature a favore dei matrimoni gay (non valgono le posizioni mediane, i Bersanini, né i vari “siamo d’accordo, però…”).
E’ fondamentale che la si finisca una volta per tutte di considerare l’omosessualità come una questione a priori, qualcosa su cui interrogarsi troppo. Al pari di qualunque altra forma di espressione del sé, l’omosessualità va agita pubblicamente e lasciata libera prima ancora di aprire la discussione in merito.
Mi lascia scettico notare come, in tempi di presunta tolleranza e rispetto del diverso, il mio compagno ed io siamo ancora i soli due uomini che vedo girare per le strade del centro mano nella mano.
I casi sono tre: o io ci vedo male, o siamo l’unica coppia gay di Genova, oppure tutti ci si accontenta di una canzonetta di Gianni Morandi e si pensa che – ancora e per sempre – per combattere l’omofobia sia sufficiente dichiarare “Io non ho nulla contro i gay (fatta eccezione per quando il gay sono io)” e poi non far seguire le parole dai fatti.

Come sarebbe bello, oggi, vedere per la strada coppie composte da due eterosessuali dello stesso sesso che si tengono la mano e magari si baciano imitando i due ragazzi di questa meravigliosa foto.
E gli etero dovrebbero farlo così, come atto a garanzia della loro credibilità, per dimostrare agli altri e a sé stessi che quando dicono di non avere problemi con l’omosessualità non stanno solo ripetendo uno stupido ritornello neomelodico.

Come sarebbe bello, oggi, vedere per la strada i gay che palesano la loro affettività in maniera spontanea e naturale, senza la provocazione dell’eccesso e senza dover per forza trasformare l’identità in un carrozzone da sfilata del Pride.

Come sarebbe bello che la giornata contro l’omofobia fosse semplicemente, oggi e per sempre, un giorno qualunque.

E’ vero… si fa fatica a crederlo, eppure la gente si divertiva stando insieme anche prima dell’avvento di Facebook e del mondo digitale.
Ci si riuniva comunque, e si passava il tempo con quelli che, molto prima che venisse coniata la trendissima espressione “social network”, si chiamavano – toh! – “Giochi di Società”.

C’erano quelli ispirati ai quiz di Mike Bongiorno (il “Rischiatutto”, un vero best seller), quelli interminabili come “Monopoli” (conoscete qualcuno che sia mai riuscito a finire una partita?), quelli per fasce di età inferiori ma già destinati a chi aveva le idee chiare sul suo futuro e aveva intenzione di cominciare a sperimentare (il “Dolce Forno” per tutti i pasticceri di domani o l’”Allegro chirurgo” per coloro che poi hanno fatto fortuna iniettando botox).

E poi c’erano i giochi ginnici, quelli più adatti all’estate, all’aria aperta, ai prati e alle spiagge; giochi grazie ai quali grandi e piccini potevano ridere sfidandosi e allo stesso tempo mantenendo in forma il fisico.
Il Going, per esempio, nell’estate del 1975 contribuì a formare i bicipiti e pettorali che ancora nessuno, se non gli sportivi, allenava in palestra. E niente era più facile, in quegli anni, di starsene a dormire sopra un telo mare adagiato sul bagnasciuga e svegliarsi di colpo perché un fresbee ti colpiva dritto sulla faccia.

Così, visto e considerato che la stagione balneare è ormai alle porte, noi di DISCORING abbiamo pensato di farci prendere dal gioco dei ricordi, e stasera su Radio Stonata a partire dalle ore 21.00 (nonché in replica Sabato alla stessa ora e Domenica alle 15.00) apriremo il nostro baule per tornare i bambini che non abbiamo mai smesso di essere.
Ci saranno le palline clic-clac, la pista per le biglie, le racchette con il volano.
E, come sempre, le canzoni da Hit Parade degli ultimi cinquant’anni.

Radio Stonata si può ascoltare in streaming qui o scaricando l’App per Iphone e Ipad.

Bevetevi un bel romanzo. O un saggio, o una poesia. Sì perché… secondo quanto dichiarato al Salone del Libro da Vincenzo Russi, direttore generale del Cefriel, il futuro dell’editoria starà nella creazione di prodotti fluidi, mutevoli ed adattabili alle esigenze del pubblico. Un libro che potrà cambiare forma a seconda del supporto in cui verrà utilizzato, e il cui utilizzatore finale (ormai è obsoleto anche parlare di lettore) sarà parte attiva.

Sono da sempre un sostenitore dell’innovazione e della tecnologia, ho più volte pubblicato su questo blog apologie dell’ebook e delle possibilità da esso offerte. Ma adesso comincio anche ad avere un po’ di timore. Perché se da un lato la rivoluzione digitale aumenta per tutti le possibilità, dall’altro rischia di mettere a repentaglio una caratteristica che, da secoli, è l’ingrediente-base dell’essenza dello scrittore, vale a dire la sua sacrosanta, fondamentale solitudine.
Sì perché.. è indubbio che gli uomini di lettere che più hanno contribuito a far evolvere la cultura e che meglio hanno saputo interpretare la società per aiutarla a modificarsi sono stati quelli che riuscivano a osservarla dall’interno senza farsene però contaminare.
Lo scrittore è l’uomo che guarda il mondo che lo circonda e poi lo racconta per le reazioni che esso gli suscita, e fa tutto ciò senza minimamente preoccuparsi dei commenti altrui né, tantomeno, dell’eventuale consenso raccolto.

Se insomma il libro diventa liquido, multimediale, interattivo, si rischia di perdere l’idea di bene totalmente soggettivo e soggettivamente sincero. Il lavoro d’equipe necessario per la realizzazione di una storia che si possa sì leggere, ma anche ascoltare, vedere, magari modificare in base al proprio gusto darebbe il colpo di grazia all’indipendenza dello scrittore, e in più renderebbe il social sovrano assoluto, distruggendo la peculiarità dell’individuo, che dovrebbe invece essere la vera grande meraviglia del nostro essere uomini e donne.

Non voglio insomma un romanzo o un saggio in cui poter continuamente cliccare “Mi piace” o aggiungere commenti che mi facciano sentire protagonista; non lo voglio perché crederci tutti legittimati a stare sempre sotto i riflettori, per paradosso, ci rende infinitamente più invisibili e isolati.
Voglio qualcuno che mi racconti il suo punto di vista, il suo mondo, le sue reazioni emotive a ciò che accade. Voglio sentirmi libero di essere d’accordo o contrario senza però avere la stupida illusione di poter ogni volta dire anche la mia.
Insomma non voglio sempre partecipare.
Voglio anche essere costretto ad ascoltare senza che mi sia data la libertà di alzare ogni volta la mano per aprire il mio becco mettendomi sullo stesso piano di chi sta parlando.
Voglio, al limite, potermi alzare ed andarmene in silenzio senza che nessuno si accorga della mia dipartita, senza sentire tutte le volte il bisogno di far casino con le sedie perché il rumore da me provocato sia più forte della parola altrui.
Voglio fare delle scelte personali, avere delle idee, delle emozioni, delle gioie e dei dolori senza che queste diventino necessariamente una piazza in cui tutti dicono la loro e nessuno ascolta più nulla.

Quelli che, solo per il fatto di avere un profilo Facebook, amano commentare e cercare di mettersi in mostra facendo sempre i bastian contrari possono continuare a insistere sul fatto che si tratti solo di una mossa astuta da campagna elettorale, ma la dichiarazione di ieri con la quale Barak Obama si è detto favorevole ai matrimoni tra persone dello stesso sesso ha un’importanza storica a mio modo di vedere maggiore di quella che ebbe l’allunaggio del 1969, o la caduta del Muro di Berlino.

Certo… io parlo da soggetto interessato in prima persona alla questione, ma penso che questo nuovo corso della politica, e le bellissime parole che Obama ha utilizzato per riassumerlo e renderlo ufficiale, rappresentino uno stravolgimento sociale che ha davvero pochi eguali nella storia recente dell’umanità, paragonabili forse solo alla fine dell’apartheid.

C’è da immaginare che il cammino sia ancora arduo, negli USA piena di repubblicani come nell’Italia affollata (ma un po’ meno, recentemente) di moderati, ma il cammino è ufficialmente intrapreso, a tutti gli effetti, e viene da pensare che sarà difficile arrestarlo.
Il racconto che Obama fa dei dialoghi con le sue figlie le quali non vedono nessuna differenza tra amichetti che hanno genitori etero e amichetti provenienti da famiglie omo – spontaneo o sceneggiato che sia – è la più esatta e oggettiva fotografia di un mondo già cambiato.

Bisogna solo continuare ad insistere, crederci sempre, come esorta a fare Shane Bitney Crone da un video cliccatissimo su Youtube (sceneggiato forse anch’esso, ma in fondo quello della docufiction è il vero linguaggio comune del nostro tempo) e ripubblicato ieri in home page da Repubblica.it.

Ricordo quando, nei giorni del mio coming out ventenne, i miei genitori – comprensibilmente imbevuti di sovrastrutture antiche – mi dissero di essere preoccupati per il mio futuro perché avrei avuto davanti “una vita più difficile”. Risposi che la mia sensazione era diversa: non sarebbe stato così, che molte cose stavano cambiando rapidamente. E certo avevo più ragione io di loro: ieri Obama me l’ha confermato.

Poi ci sarà del vero anche nella polemica a tutti i costi di chi dice che la dichiarazione del Presidente Americano è solo una mossa da campagna elettorale, ma in tal caso – commento io – ben vengano determinate strategie acchiappa voto che, pur nel loro intento egoistico, possono far crescere il mondo.
Non so voi.. ma malabituati come siamo, io francamente io me lo augurerei di vedere Alfano, Maroni o Bersani far fronte all’innegabile crisi dei loro partiti e andare alla bieca ricerca di contenti mettendo all’interno dei loro comizi qualche bella parole pro-matrimoni gay. Opportunismo per opportunismo, chissà che questa volta, anziché la solita cricca di eletti, di una strategia di consenso studiata a tavolino non si possa poi beneficiare tutti.

La primavera è ormai definitivamente arrivata, dunque noi di DISCORING siamo pronti ad uscire dagli studi radiofonici in cui siamo rimasti chiusi per tutto l’inverno e concederci qualche scampagnata vintage fuori porta.
Ecco dunque che abbiamo disseppellito da una stalla in cui giaceva ricoperta di fieno e sterco di gallina la vera, unica auto-simbolo della gioventù, della temerarietà e della voglia di esplorare il mondo con tutto il corpo e non solamente con un tablet come siamo abituati a fare oggi.

Sì.. avete capito bene.. stasera rimettiamo in moto la nostra vecchia Citroën 2 Cavalli.

Lanciata nel 1948 e pensata per essere un’autovettura contadina, studiata per portare due persone e cinquanta chili di patate o una damigiana di vino rosso, la 2 Cavalli diventò invece, negli anni ’60 e ’70, uno dei maggiori totem della libertà giovanile, la macchina in cui si poteva viaggiare comodi (o quasi) anche in otto, rimorchiare le autostoppiste hippy come faceva Baglioni guidandola in “W l’Inghilterra”, e improvvisare rally caserecci tra dune di sabbia e pozzanghere d’acquitrino vista la sua straordinaria ammortizzazione e la capacità di tenere la strada su qualunque terreno.

Oh certo.. non c’era l’ABS, il navigatore al massimo aveva la forma di una cartina del Touring Club e gli airbag erano ben lungi da venire (oltreché inutili, viste le velocità assai limitate raggiunte dalla nostra eroina). Ma una cosa è certa: sulle ergonomiche, sicurissime e superaccessoriate berline disponibili oggi, nonostante cinture di sicurezza e centinaia di test-sicurezza superati, non è poi tanto difficile morire. Sulla 2 Cavalli negli anni ’70, invece, anche andando solo a settanta allora, avevi l’assoluta sensazione di essere più vivo che mai.

Inseriamo la chiave nel cruscotto, avviamo il motore e inneschiamo la prima questa sera alle 21 su Radio Stonata, in streaming qui o sulle app Itunes e Android. Accendete l’autoradio Stereo8, aprite il tettuccio apribile e accomodatevi sul sedile posteriore. Sulla Citroën 2 Cavalli Modello Discoring, si viaggia nel tempo a ritmo di musica!